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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
09.10.2013 Tunisia: una titolazione troppo ottimista
Cronaca di Rolla Scolari

Testata:
Autore: Rolla Scolari
Titolo: «Ecco perchè la Tunisia non finirà come l'Egitto»

Sul GIORNALE di oggi, 09/10/2013, a pag.14, con il titolo " Ecco perchè la Tunisia non finirà come l'Egitto ", Rolla Scolari intervista la vedova di Chokri Belaid, l'oppositore del regime islamista assassinato a febbraio.
Dalle sue parole ne esce un ritratto della Tunisia troppo ottimista, Ennahda è una branca dei Fratelli Musulmani, anche se non procederà a una islamizzazione forzata come avvenne in Egitto, l'ideologia è quella.
Ecco l'articolo:

Sono stati mesi difficili per la sua fa­miglia e per la Tunisia. Ora Basma Be­laid saluta con ottimismo il nuovo corso politico innescato dal passo indietro del partito islamista che guida il gover­no. La battagliera vedova di Chokri Be­laid, oppositore politico della sinistra laica assassinato a febbraio, al telefono con il Giornale spiega perché la Tunisia non sta andando oggi nella stessa caoti­ca direzione dell'Egitto.
Il partito Ennahda, gruppo islamista che ha vinto le elezioni nel 2011, dopo sta­gioni di c­risi politica e settimane di tratta­tive ha accettato di presentare le dimissio­ni entro tre settimane e la formazione di un nuovo esecutivo di unità nazionale che conduca il Paese a nuove elezioni.
Davanti alle immagini di violenze in arrivo dall'Egitto, dove un altro movi­mento
islamista ha vinto alle urne del dopo rivoluzione ed è stato messo da parte dall'intervento dei militari, di fron­te a un confronto politico al Cairo che non accenna a risolversi, il faticoso com­promesso a Tunisi suggerisce una possi­bile terza via. «È un passaggio positivo ­dice la vedova Belaid- . Ennahda ha capi­to che è necessario uscire da una situa­zione bloccata. Il dialogo è quello che volevamo da tempo».
I capelli grigi arruffati, seduta nella ca­meretta dei suoi figli, a febbraio, in un col­loquio con
il Giornale a Tunisi, Basma aveva detto di ritenere il movimento isla­mista al governo responsabile politica­mente per la morte del marito. Oggi, ricor­da come Ennahda sia una componente della vita politica tunisina che non può es­sere ignorata e come soltanto il dialogo possa portare il Paese fuori da un'impas­se politica, economica, di sicurezza.
Il partito Ennhada è stato indebolito ne­gli ultimi mesi da battaglie interne, con­fronti politici, dall'emergere di gruppi reli­giosi radicali­e violenti che hanno incrina­to la sicurezza e la stabilità del Paese. Due assassinii politici hanno aggravato la cri­si: quello di Belaid e a luglio quello di Mohamed Brahmi, un altro critico laico. Il malcontento popolare per la difficile si­tuazione sociale ed economica ha eroso la capacità di Ennahda di mobilitare nel­le strade un alto numero di sostenitori.
Le sorti dei Fratelli musulmani in Egit­to - incapaci di scendere a compromessi politici durante il loro tempo al potere e poi forzati a lasciare - potrebbero aver contribuito a spingere i colleghi tunisini a concessioni, anche se gli scenari sono di­versi: la Tunisia è socialmente più omoge­ne­a e l'esercito meno propenso a interve­nire. Gli eventi egiziani hanno influito sul nuovo corso politico tunisino, ma il fatto­re
più importante è tutto interno, sostie­ne Basma Belaid: «È la resistenza qui in Tunisia:le marce,le manifestazioni,gli in­contri dell'opposizione non si sono mai fermati. La popolazione non ha più fidu­cia nel partito Ennahda ».
C'è chi spera che l'accordo raggiunto possa ora rafforzare la sicurezza in un Pae­se spaventato dalle violenze politiche, da­gli attacchi contro politici, artisti, attivisti anche se, spiega la signora Belaid, questo «dipenderà da Ennahda e dalla capacità dei suoi leader di gestire la propria base».
L'accordo è stato raggiunto sabato: nel giro di tre settimane dovrebbe essere for­mato un nuovo governo di unità naziona­le, sarà adottata una Costituzione e pre­sentato un calendario per elezioni. «Non deve restare soltanto una firma- dice la ve­dova Belaid - soltanto così questo com­promesso potrà diventare una via da se­guire » anche negli altri Paesi toccati dalle rivolte arabe.

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