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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
08.10.2013 Botticelli all'Israel Museum di Gerusalemme
cronaca di Francesco Battistini

Testata: Corriere della Sera
Data: 08 ottobre 2013
Pagina: 39
Autore: Francesco Battistini
Titolo: «Botticelli superstar, un capolavoro a Gerusalemme»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 08/10/2013, a pag. 39, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo " Botticelli superstar, un capolavoro a Gerusalemme ".


L'Annunciazione di San Martino alla Scala, esposto all'Israel Museum di Gerusalemme

GERUSALEMME — Compare di colpo coi suoi drappeggi, gli abiti gonfi e i puri gigli, dopo un lungo corridoio dell’Israel Museum che già sembra una prospettiva botticelliana. Ben illuminato, molto sorvegliato, l’hanno messo vicino ai Rotoli del Mar Morto: meglio di quanto fecero coi disegni di Leonardo, che alla Knesset si vedevano appena. Anche sui giornali, gli hanno riservato un’accoglienza da star: più titoli, tanto per capire, di quanti ne ebbero l’anno scorso gli M-346 che abbiamo venduto all’aviazione israeliana. Se lo merita, «L’Annunciazione di San Martino alla Scala»: un sei metri per tre del periodo mediceo del Botticelli, che già ebbe vita tormentata — lo danneggiarono subito nell’ospedale dove il fiorentino l’aveva dipinto, lo staccarono negli anni Venti rovinandolo ancora di più, lo sbattezzarono nel Novecento attribuendolo al Lippi— ed è arrivato a Gerusalemme da un prestito in Cina, via Innsbruck-Liegi, trasportato in due casse con un cargo, sfidando all’ultimo pure i rinvii legati alla sicurezza e all’eventualità d’un peggioramento della guerra in Siria.
Coraggioso Botticelli. «Il modo migliore per mostrare la parte migliore del nostro Paese», per dirla col ministro della Cultura, Massimo Bray, che ieri è stato alla Natività di Betlemme e nei territori palestinesi, per visitare poi l’esposizione (fino al 10 gennaio) assieme alla collega israeliana Limor Livnat, all’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Francesco Maria Talò, e al presidente della Fondazione Italia-Israele, Piergaetano Marchetti. «L’Annunciazione» è il primo dei quattro capolavori che l’Italia intende prestare a Israele, «magari contestualizzandoli — dice Bray — in convegni e iniziative che in parallelo ne raccontino il valore». «È la chiave del nostro lavoro — spiega Marchetti —: scambiare l’esperienza artistica italiana, frutto della classicità e del Rinascimento, con le espressioni israeliane di maggiore avanguardia. A Roma c’è già stata un’esibizione di loro pittori, a Venezia una testimonianza degli illustratori per bambini, a Milano col Teatro Parenti abbiamo appoggiato cinque performance di teatro moderno. L’idea è uno scambio fra il nostro gusto classico e la capacità, tutta israeliana, d’esprimersi nel linguaggio della modernità».
Si sa che il classico parla al moderno, ma nel caso di Botticelli e di Gerusalemme si va oltre. Per sconfinare, addirittura, nella politica locale. Mentre un paio d’anni fa infuriava la guerra santa degli ebrei ultraortodossi alle pubblicità sui bus e sui muri, «troppe donne scollacciate», accadde che un gruppo d’ebrei laici scelse nottetempo di tappezzare il quartiere superconservatore di Mea Shearim, incollando a ogni incrocio un manifesto con la botticelliana «Nascita di Venere»: guardate questa nudità, dicevano i provocatori, e diteci voi se non è assurdo umiliare il corpo femminile con le vostre cuffie e le vostre vestaglie. Coraggioso Botticelli, anche allora: finì che le strapparono tutte, le Veneri senza pelliccia. Ma in silenzio, e senza contraddire.

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