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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
27.09.2013 Qatar: operai in schiavitù per costruire gli stadi dei Mondiali di calcio
commento di Fausto Biloslavo

Testata: Il Giornale
Data: 27 settembre 2013
Pagina: 15
Autore: Fausto Biloslavo
Titolo: «Nel Qatar torna la schiavitù: serve per costruire gli stadi»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 27/09/2013, a pag. 15, l'articolo di Fausto Biloslavo dal titolo "Nel Qatar torna la schiavitù: serve per costruire gli stadi".


Fausto Biloslavo, Mondiali di calcio del 2022


Emiro del Qatar, nessun miglioramento rispetto al suo predecessore

La coppa del mondo in Qa­tar del 2022 si giocherà grazie agli «schiavi». Lavori forzati, stipendi e documenti trattenu­ti, ma pure niente acqua nel de­serto sono gli abusi scoperti da un'inchiesta del giornale bri­tannico Guardian . Per costrui­re le infrastrutture necessarie nell'emirato molti operai stra­nieri vengono sottoposti ad una moderna schiavitù. Solo dal 4 giugno all'8 agosto, 44 ne­palesi, i più poveri e maltratta­ti, sono morti per la durezza del lavoro. Ufficialmente di in­farto o in incidenti nonostante fossero tutti giovani e forti. Ma­ya Kumari Sharma, l'amba­sciatore del Nepal a Doha, si è spinto a definire l'emirato co­me «una prigione a cielo aper­to » per i migranti in cerca di la­voro. Imbarazzo per la Fifa che si dice «preoccupata».
La lista di abusi è impressio­nante. Nel cantiere più vasto per la coppa del mondo ci so­no prove, se­condo il quo­tidiano bri­tannico, di la­vori forzati. Ad alcuni ope­rai sono stati trattenuti me­si di paghe per evitare che scappi­no. In molti casi vengono confiscati i passaporti dei lavoratori stra­nieri e rifiutato il rilascio di un documento d'identità trasfor­mandoli di fatto in clandesti­ni. I disgraziati per non finire in galera o deportati accettano qualsiasi condizione. Anche la più inumana, come una stanza dove dormono in 12 senza aria condizionata con i 50 gradi dell'emirato.
Testimonianze parlano di la­vori forzati nella calura del de­serto senza acqua potabile da bere. La situazione è talmente drammatica, che una trentina di nepalesi ha trovato rifugio nelle loro ambasciata denun­ciando le brutali condizioni di lavoro. «Non stiamo parlando del rischio che le infrastruttu­re della coppa del mondo del 2022 vengano costruite grazie ai lavori forzati. Sta già acca­dendo » ha denunciato Aidan McQuade, direttore dell'asso­ciazione Internazionale con­tro la schiavitù fondata nel 1839.
Il Qatar, che ha mandato i suoi corpi speciali per abbatte­re il regime di Gheddafi in Li­bia e finanzia i ribelli siriani, in­vestirà 100 miliardi di dollari
per preparare l'emirato alla coppa del mondo di calcio. Il Paese piccolo ma ricchissimo, grazie a gas e petrolio, sta co­struendo una nuova città, Lu­sail city, che ospiterà 200mila persone in vista del grande ap­puntamento del 2022. Per la prima volta un Paese del Me­dio Oriente ospiterà la coppa del mondo ed il giovane emi­ro, Tamim bin Hamad Al Tha­ni, che fa finta di ammiccare all'Occidente, si gioca la fac­cia. A Lusail city, dove si sono verificati gran parte degli abu­si venuti alla luce, verrà costru­ito lo stadio da 90mila persone che ospiterà la finale. Il «Comitato supremo» che sovrintende ai grandi piani in vista della coppa del mondo ga­rantisce che le regole di rispet­to dei lavoratori impiegati so­no ferree ed il governo sta svol­gendo un'inchiesta sugli abu­si. Il problema è che in Qatar vi­vono solo 300mila autoctoni, ma il Paese va avanti grazie ad una forza di lavoro straniera di 1 milione e 200mila persone. In gran parte reclutati in Asia, dal Nepal al Bangladesh, da ap­profittatori che li mandano a lavorare nell'Emirato in condi­zioni disumane trattenendo, in cambio, parte dello stipen­dio. Pochi osano parlare, co­me Rama Ku­mar Mahara, 27 anni, che denuncia l'obbligo di «lavorare per 12 ore al gior­no senza ci­bo ». Se qual­cuno prote­sta viene picchiato e se­condo la stampa tede­sca la paga dei più dere­li­tti è di 78 cen­tesimi di euro all'ora. Il sistema per schiaviz­zare gli ope­rai si chiama kafala . I lavo­ratori s­ono le­gati al loro da­tore di lavoro, che deve con­cedere l'autorizzazione per far­li tornare a casa.
Sharan Burrow, della Confe­derazione internazionale dei sindacati, ha incalzato: «Il Qa­tar è uno Stato schiavista. Si ri­schia che i lavoratori che mori­ranno per costruire le infra­strutture saranno di più dei 736 calciatori che partecipe­ranno alla coppa del mondo».

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