Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Libia: un anno dopo l'assassinio dell'ambasciatore americano Stevens al Qaeda circola liberamente tra attentati ed esecuzioni sommarie
Testata: La Stampa Data: 12 settembre 2013 Pagina: 9 Autore: Giordano Stabile Titolo: «A Bengasi bombe e agguati. I killer dell’ambasciatore Usa girano ancora impuniti»
Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 12/09/2013, a pag. 9, l'articolo di Giordano Stabile dal titolo "A Bengasi bombe e agguati. I killer dell’ambasciatore Usa girano ancora impuniti".
L'ambasciatore Chris Stevens morto
Dodici anni dopo l’11 settembre ci sono poche città al mondo dove i miliziani di Al Qaeda possano girare indisturbati. Una di queste è Bengasi. Una tremenda esplosione, che non ha fatto vittime per puro caso, ha semidistrutto ieri mattina gli uffici del ministero degli Esteri della seconda città libica. Per Ansar al Sharia, la branca più attiva degli islamisti in Libia e Tunisia, si trattava di marcare un doppio anniversario. Perché un anno fa veniva ucciso da un assalto islamista l’ambasciatore americano Chris Stevens.
Oggi l’autunno della Libia è fatto di attentati, esecuzioni sommarie, furibondi scontri fra milizie e i pochi reparti dell’esercito regolare che cercano di disarmarle. A Bengasi come a Tripoli i miliziani, fra i 20 e 30 mila solo in Cirenaica, si sono tenuti i kalashnikov (che al bazar Sidi Hussein si trovano a 100 dollari) e hanno alzato il tiro. Ora vogliono gestire in proprio i proventi del petrolio e hanno bloccato quattro dei sei terminal da dove viene esportato il greggio libico.
La produzione è crollata da 1,6 milioni di barili al giorno a 130 mila. Non bastano neppure per i consumi interni. Ieri il premier Ali Zaidan ha promesso di tagliare «le mani» agli estremisti. Ma il controllo del territorio, anche a Tripoli, dove il signore della guerra locale, il salafita Hashim Bishr, guida 100 mila uomini armati, è pari a zero. L’intelligence americana, con i droni, ha individuato almeno una decina di responsabili dell’uccisione di Stevens. Uno di loro, Ahmed Khattala, gira indisturbato e rilascia interviste. Ma Obama non può eliminarlo con un drone, come probabilmente farebbe in Yemen o Pakistan, perché esploderebbe il vulcano islamista in tutta la Libia.
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