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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
31.07.2013 Egitto: Ashton, un viaggio inutile
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Egitto, il compromesso impossibile della Ashton»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 31/07/2013, a pag.13, con il titolo "Egitto, il compromesso impossibile della Ashton", il commento di Fiamma Nirenstein.

 Catherine Ashton               Fiamma Nirenstein

Ramadan disegna in Medio orien­te un grande popolo orante, assetato nella calura, affamato nell’ombra e poi, a sera, nelle case quando le lampa­dine colorate si accendono di nuovo alla gioia e alla vita, le donne servono i cibi e le bevande migliori. È allora che scoppia la guerra civile, quando si re­cuperano le forze. Così anche stanot­te al Cairo i Fratelli musulmani e l’eser­cito si sono scontrati, quando il popo­lo della Fratellanza, incurante della vi­sita di lady Ashton per portare concor­dia, si è rovesciato nelle strade secon­do l’invito dei leader; un milione di mi­litanti. E incurante della presenza eu­ropea è certamente anche il capo del­l’esercito generale Sisi, che sente co­me una personale missione l’ordine a ogni costo, che fa morti e feriti nel con­tenere il nuovo tentativo dei Fratelli di tornare al potere.
I molteplici colloqui della signora Ashton con i rappresentanti del nuo­vo potere e con i leader della Fratellan­za, il fatto che ieri le sia stato consenti­to di vedere in luogo segreto il presi­dente deposto Morsi, sono il tentativo del nuovo potere non tanto di trovare un’impossibile mediazione, quanto di qualificarsi presso il consesso inter­nazionale come legittimo responsabi­le. La Ashton ha ascoltato molti «no» dei compagni di Morsi e probabilmen­te di Morsi stesso alla richiesta di ab­bandonare
la presidenza per accede­re a una trattativa. Ma per i Fratelli è in­concepibile. Né d’altra parte l’eserci­to egiziano, di fatto al potere dal 1952, ha interesse a cedere una parte del Pa­ese a una forza molto bene organizza­ta: per i Fratelli, l’islam è la risposta, non il compromesso politico, i decen­ni trasc­orsi in clandestinità e la succes­siva presa del potere li ha convinti di es­sere
sulla strada verso l’obiettivo.
Il rifiuto di qualsiasi compromesso è tipico dello scontro politico nelle so­cietà islamiche, basta guardare alla Si­ria: lo sfondo ideologico, che è religio­so o nazionalista, non consente di cambiare strada. Inoltre, la Fratellan­za può ben sperare di estendere la pro­pria influenza:
secondo un sondaggio Pew del 2011 in Egitto, contro la media nei paesi musulmani del 37%, l’88% dei cittadini sostiene che chi si conver­te deve essere condannato a morte, e il 75 per cento vuole la sharia contro il 39 per cento. Essere un Fratello musul­mano non è come avere una tessera di un partito: i ragazzi si reclutano a scuo­la secondo criteri di fede, di padre in fi­glio, di sceicco in sceicco; gli aspiranti passano da uno a tre anni in difficili prove di dottrina, di solidarietà e sacri­ficio. Se ce la fai, passi da muhib a muayyad, sostenitore, senza il diritto di voto. Dopo un anno puoi diventare muntasib, membro, e studiare i Testi. Alla fine sei un Achmal, un fratello ve­ro, e puoi votare anche le più delicate scelte, mentre i Fratelli ti aiutano, ti in­dottrinano, ti sorvegliano.
Un esercito di pii militanti si infiltra, si impossessa, alla fine vince le elezio­ni in Tunisia, domina in Turchia, pren­de l’Egitto, possiede Gaza, in Giorda­nia è forte, in Libia pure, si batte in Si­ria per cacciare Assad, riceve miliardi dal Qatar. La Fratellanza è presente in 70 Paesi, è capace di alleanze che rom­pono gli schemi come quella tentata da Morsi con l’Iran sciita,pur di far vin­cere all’islam la guerra mondiale in cui crede. È un sistema che non rinun­cerà tanto facilmente al potere anche perché l’ha appena afferrato, perché ha fede, perché è consapevole della sua grande forza internazionale. Del resto la guerra fra nazionalisti è islami­sti è antica, l’altalena non conosce tre­gua ed è sempre bagnata di sangue.

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