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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
29.07.2013 Israele: liberare 100 prigionieri, una decisione difficile
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Israele libera cento palestinesi per una manciata di promesse»

Liberare detenuti condannati per atti di terrorismo è una decisione difficile e sofferta che Bibi Netanyahu deve aver preso per non compromettere la ripresa dei colloqui di pace, una decione che si è sempre rivelata in passato inutile. Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 29/07/2013, a pag.12, con il titolo
"Israele libera cento palestinesi per una manciata di promesse", il commento di Fiamma Nirenstein.

a destra la Pizzeria Sbarro dopo l'attentato

Fiamma Nirenstein

È un cappio che in nome del­la speranza strangola i più ele­mentari sentimenti di giustizia quello che di nuovo ieri Benja­min Netanyahu, dolorante e grave, ha dovuto stringere al collo del suo popolo.
Il Gabinetto del governo isra­eliano ha votato, 13 a 7, il rila­scio di 104 prigionieri palestine­si. La grande maggioranza so­no terroristi, i loro nomi già cir­colano sotto banco: molti han­no le mani macchiate del san­gue di civili innocenti. Una pic­cola folla con i ritratti dei figli, dei fratelli, delle mogli, uccisi nelle numerosissime fasi in cui il terrorismo ha sparso morte e distruzione ha dimostrato a Ge­rusalemme per chiedere di non spezzare di nuovo il loro cuore.
Ma la misura, stabilita dopo sei ore di discussione in cui mol­te spietate, tese considerazioni sono volate nell’aria, sarà mes­sa in at­to nei prossimi nove me­si in quattro fasi come condizio­ne
del negoziato diplomatico fra Israele e i palestinesi. Se du­ra. Netanyahu ha tenuto molto a sottolineare, in un messaggio speciale, la sua consapevolez­za della sostanziale mancanza digiustiziacontenutainunami-surapoliticachecancellalede-cision­idelleonoratecortidigiu-stiziaisralianeecolpisceicitta-dinigiàpiù olpiti. Haancheri-petut­opuòvoltechelagraduali-tàforniscegaranzie: seipalesti­nesi se ne vanno dalle trattati­ve, Israele blocca le consegne.
Secondo un’indagine cono­scitiva promossa dalle famiglie degli uccisi in atti di terrorismo, l’84 per cento degli israeliani è contro lo scambio prigionieri­inizio dei colloqui. Il fatto è che Netanyahu, che pure ha riman­dato di qualche ora il Gabinetto per fra i suoi riconquistare alcu­ni riottosi, non ha avuto vera­mente scelta. I palestinesi agli occhi degli Stati Uniti hanno il merito di aver rinunciato alle al­tre due precondizioni: l’accett­a­zione preventiva dei confini del ’67 e il blocco delle costruzioni nei Territori. John Kerry ha po­sto a Netanyahu l’aut aut: ades­so devi accettare di liberare i pri­gionieri,
o prenderti la respon­sabilità di bloccare i colloqui. E questo, deve avergli ricordato, mentre, ai confini, Egitto e Siria possono diventare molto peri­colosi, e soprattutto in vista del­la bomba atomica iraniana, or­mai vicina.
La pressione americana ha di nuovo spinto Israele verso il so­lito «gesto di buona volontà»
che, compiuto mille volte fino a oggi non ha portato nessun ri­sultato. Lo scambio Jibril nel­l’ 85 fu solo il primo in cui Israe­le cedette 1150 prigionieri in cambio di tre soldati... poi lo scambio sempre enormente di­spari di ostaggi e soprattutto di corpi e pezzi di corpi senza vita su cui gli hezbollah hanno dan­zato di gioia liberando assassi­ni di bambini e di donne, poi l’abnorme scambio con Ha­mas di 1027 contro Gilad Shalit, ad Annapolis la liberazione di 400 delinquenti da parte di Ehud Olmert...
In genere questi scambi so­no serviti a recuperare qualcu­no, qualcosa: qui non c’è nes­sun gesto corrispettivo da par­te palestinese, mentre conti­nua l’incitamento più spietato anche da parte di Abu Mazen. Ovvero, se si liberassero terro­risti nel mentre i palestinesi giurano che il terrorismo è una fase conclusa, sarebbe interes­sante. Ma il 44 per cento dei li­berati per Shalit sono stati fer­mati di nuovo dalla polizia, e, soprattutto pochi giorni fa, al­la morte di Ahmed Jabara, il ter­rorista che portò un frigorifero pieno di tritolo nel centro di Gerusalemme uccidendo 15 passanti e ferendone 60, Abu Mazen lo ha elogiato come eroe modello dei giovani pale­stinesi. Ora piazze e scuole si chiameranno col suo nome.
Sempre ieri il Gabinetto ha votato un progetto di legge che stabilisce che qualsiasi cam­biamento dello
status quo nei confini comporta un referen­dum cui saranno chiamati tut­ti i cittadini di Israele. Una deci­sione molto sofferta che sarà votata mercoledì dalla Knes­set.

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