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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
17.06.2013 Turchia: Erdogan con sostanze urticanti contro i manifestanti
cronaca di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Erdogan senza freni: urticanti sulla folla»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 17/06/2013, a pag. 15, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo "Erdogan senza freni: urticanti sulla folla".


Fiamma Nirenstein                       Recep Tayyp Erdogan

Capulcu in turco vuol dire vandalo. Il premier Tayyp Erdo­gan nei giorni scorsi ha usato questa pa­rola molte volte per definire la tipologia dei dimostranti di ogni colore politico, di ogni religione ed etnia, di tutte le età che anche ieri, dopo essere stati feroce­mente picchiati e cacciati nella notte da piazza Taksim, hanno osato riprendere le strade sfidando una polizia che palesemente aveva ricevuto indicazioni dra­coniane per schiacciarli. Vale la pena di ricordare subito che l'esercito non è mai comparso in piazza nella sua classica fun­zione di guardiano dell'ordine costituito.
I cortei sono stati due ieri a Istanbul, quello dei sostenitori di Erdogan, pare un milione, e quello del «movimento di prote­sta ». Ma il secondo, che aveva ri­cevuto poche ore prima dell'as­salto notturno l'intimazione a sgomberare per lasciare la piaz­za alla gente dell'Akp di Erdo­gan che tiene il Paese dal 2002, ci è tornato sfidando la paura, persino la morte. I feriti fino alla dimostrazione del pomeriggio erano già 788. Un deputato ha avuto la faccia spaccata con l'el­metto, la presidente dei Verdi Tedeschi Claudia Roth è rima­sta intossicata dai lacrimogeni, molti hanno notato che l'acqua sparata dai violentissimi idran­ti causava strane piaghe sulla pelle dei dimostranti, forse a causa dell’uso dell’urticante «Jenix», versato proprio negli idranti, come provano le foto di alcuni attivisti.
Erdogan è in questo momen­to un leader che si regge a forza di botte anche se la sua forza elettorale è grande, la piazza ne chiede a gran voce le dimissio­ni. Ed è internazionalmente or­mai divenuto un'anatra zoppa, difficilmente potrà infatti ripro­porre la sua immagine più posi­tiva, quella del mediatore che può fornire all'Occidente un rapporto con l'islam moderato. Ma moderato non è stato il suo islam: al contrario durante i suoi mandati si è diffusa la soffe­renza e la paura dei laici, dei giornalisti, degli studenti, delle donne emancipate, dei giovani che volevano solo una birretta ormai proibita, degli omoses­suali, dei verdi, delle minoran­ze religiose come i curdi e gli ala­vi, per non parlare di quei due ebrei rimasti, terrorizzati dall' odio antisemita del governo. Certo Erdogan è forte quanto a voti ricevuti nelle ben tre elezio­ni che lo hanno eletto premier, ma il trenta per cento non è il cento per cento, e si vede in que­sti g­iorni quanto profondo e in­sopportabile
sia stato il tratto oppressivo ed estremista della sua strada di reislamizzazione.
Adesso i movimenti di prote­sta
che si raccolgono sotto lo stesso cartello sono ben 166 e non ci sono segnali che voglia­no tornarsene a casa. È miraco­loso che gruppi con forti divisio­ni ideologiche, religiose, etni­che, combattano insieme: in ge­nere il Medio Oriente mette un coltello fra i denti a chiunque non si identifichi perfettamen­te con il suo vicino, e glielo ren­de nemico. Qui non è stato così. Fra i dimostranti, i musulmani religiosi non sunniti, stufi della sunnizzazione estrema che ha cercato di indottrinare nelle scuole o nelle moschee chiun­que non facesse parte della Sun­na, hanno alzato barricate insie­me ai ragazzi che suonano mu­sica americana e lottano per la libertà.
Gli Stati Uniti fino ad ora han­no lanciato segnali positivi, ma si avverte, specialmente in Eu­ropa, lo sconcerto. Avremmo potuto scorgere nello stile di Er­dogan e del suo ministro degli Esteri Davotoglu di più della de­lusione, di cui giustamente por­tiamo il senso di colpa, per non avere sufficientemente avvici­nato a noi la Turchia. Oggi, men­tre­il fronte Iraniano Siriano go­de dell'indebolimento di Erdo­gan, abbiamo davvero bisogno di una Turchia che sia il famoso ponte fra Oriente e Occidente. Ma perché accada, la Turchia si
deve rigenerare.
www.fiammanirenstein.com

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