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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
26.05.2013 Il terrorismo islamico attacca Parigi
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Militare pugnalato alla gola 'è stato un maghrebino' contagio dell'odio a Parigi»

Sul GIORNALE di oggi, 26/05/2013, a pag.15, con il titolo "Militare pugnalato alla gola 'è stato un maghrebino' contagio dell'odio a Parigi", Fiamma Nirenstein analizza l'attacco al militare francese da parte del terrorismo islamico.



Fiamma Nirenstein

Si chiama copy cat, effetto emulazione,ma qui sem­bra un’epidemia e ha il co­lore dell’aggressione islamista contro quel simulacro di socie­tà occidentale che i terroristi si figurano.Ieri,di nuovo,un mili­tare francese di guardia all’arco della Defense a Parigi è stato pu­gnalato alla gola da un uomo barbuto, di tipo nordafricano, di circa trent’anni, con indosso una jalabiah, ovvero la tradizio­nale tunica magrebina. Dopo aver tentato di tagliare la gola al soldato,l’uomo è riuscito a fug­gire. Per fortuna stavolta il mili­tare non è in pericolo di vita, è riuscito a difendersi.
Non si sa ancora molto della dinamica e del protagonista del­l’attentato (la polizia e il presi­dente Hollande non conferma­no nulla sull’origine del gesto). La società europea, la pubblica opinione europea e italiana, so­no garantiste, devono essere ga­rantiste, ma è molto difficile sot­trarsi all’idea­che il modello del­l’azione di questo ragazzo in ja­labiah
non sia il massacro del giovane cadetto inglese com­piuto da due convertiti al­l’islam nel quartiere londinese di Woolwich, e prima ancora non sia l’attentato di Boston da parte di due giovani ceceni ar­ruolati dal fondamentalismo islamico, e prima l’eccidio di bambini della sinagoga di Tolo­sa da parte di un altro islamista nordafricano, e prima.. e pri­ma... quanti attentati a Madrid, a Londra,un po’ dappertutto da quando la squilla è stata suona­ta l’11 settembre del 2001 con l’attentatoalle Twin Towers.La Francia è nel mirino dell’inte­gralismo islamico per ragioni demografiche e di difficile con­vivenza con una schiera im­mensa di immigrati che vivono innanzitutto nella banlieue di Parigi, ma ultimamente l’odio si è rinfocolato a causa dell’in­tervento armato in Mali al fian­co delle truppe di Bamako per ri­prendere il controllo del nord dove governavano gli islamisti. Ma la chiave degli attacchi in se­rie ha certamente un carattere più ideologico che storico. Lo prova un’intervista dell’imam Omar Bakri Mohammed che, espulso dall’Inghilterra, ha ap­pena dichiarato di considerare Adebolajo, l’assassino di Lon­dra, «molto coraggioso», che l’islam lo giustifica e che lo con­sidera un eroe. Un vero incita­mento a seguirlo. Bakri ha an­che aggiunto che forse è stato lui a suggestionarlo con le sue prediche. Non sappiamo se sia così, ma certo la suggestione ideologica islamista sta crean­do situazioni di violenza che si inseguono in tutta Europa, an­che nei luoghi più impensati, co­me la Svezia dove è in corso una rivolta che dura da sei giorni. Deve essere frustrante per i per­fettissimi svedesi trovarsi nella lista dei «travel warnings», le in­dicazioni del dipartimento di Stato circa i Paesi in cui è meglio «evitare o considerare il ri­schio » quando si decida di an­darci. Ci sono: Iran, Maurita­nia, Costa d’Avorio,Eritrea,Re­pubbliche del Centro Africa, Li­bia, Congo,Burundi,Sudan,Co­lombia, Pakistan, Libano... La li­sta comprende, grosso modo, terreni di guerra o jihadisti. La Svezia, ordinata, generosa nel welfare, intransigente sui diritti umani, aperta con gli immigra­ti, su poco più di 9 milioni di abi­tanti, all’ottavo posto al mondo per ricchezza procapite, ha il 27 per cento certificato di cittadini o figli di cittadini immigrati. E a Husby, sobborgo in cui ora si bruciano le auto, si menano le spranghe, si occupano le stra­de, l’80 per cento degli abitanti sono immigrati di seconda ge­nerazione. L’Iraq,l’Iran,il Liba­no, certi paesi africani, agglome­rano in v­ari quartieri di Stoccol­ma gruppi che non parlano sve­dese, schiavizzano le donne, contano un alto numero di abu­si sessuali, compiono mutilazio­ni genitali, e gli omicidi d’onore raggiungono cifre senza prece­denti. È il disprezzo per la socie­tà occidentale (che di fatto di­scrimina, con tutta la buona vo­lontà, perché non riesce a inte­grare a scuola e al lavoro questi immigrati difficili ideologica­mente) che porta alla violenza insieme agli insegnamenti del­l’imam. Un mio caro amico, lo scrittore Bruce Bawer, gay, deci­se di trasferirsi in Olanda col suo compagno sperando in una vita quieta. Il suo libro While Eu­rope slept («Mentre l’Europa dormiva»), ricorda che l’Euro­pa per lui era «Mozart e Beetho­ven, Matisse e Rembrandt, Dan­te e Carvantes». Ma Am­sterdam si è trasformata in un in­cubo di persecuzione antigay da parte degli immigrati. Con lui adesso soffre la Svezia, e ieri Parigi, Londra, Boston. Voglia­mo, finalmente prendere sul se­rio la questione «islam e immi­grazione »? O ci prenderanno per islamofobi per aver osato dirlo? In realtà qui non c’entra affatto l’islamofobia, ma il peso dell’ideologia nelle società mul­ticulturali e dominate dai me­dia moderni. È evidente che, ol­tre la nostra affettuosa remissi­vità multietnica, è tempo per un po’ di pensiero.

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