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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
19.05.2013 Palestinesi al voto (ma solo in TV)
Cronaca di Rolla Scolari

Testata:
Autore: Rolla Scolari
Titolo: «Palestinesi al voto (ma solo in TV)»

Sul GIORNALE di oggi, 19/05/2013, a pag.12, con il titolo " Palestinesi al voto (ma solo in TV)", Rolla Scolari racconta come l'Anp di Abu Mazen non indice da 8 anni le elezioni. Di rinvio in rinvio, attendiamo adesso il prossimo.


Qui votano, ma siamo in Israele

Betlemme- Ogni settimana i pa­le­stinesi votano il loro presiden­te. Lo fanno via sms, nell'ovatta­to mondo televisivo, per finta. In realtà, non vanno alle urne per cambiare il loro leader dal 2005.
Al Rais , il presidente, è il reali­ty show che appassiona il pub­blico palestinese ricostruendo una politica in stallo. Un grup­po di giudici - politici, accade­mici, uomini d'affari - assieme agli spettatori a casa decide chi, tra i giovani concorrenti, è qua­lificato per diventare raìs. «Che sistema economico sviluppere­sti in un futuro Stato palestine­se? »; «Come salveresti una compagnia in crisi economi­c a?», hanno chiesto nell'ulti­ma punta­ta i giudici, tra i quali un deputato ara­bo al Parla­mento israelia­no, Ahmed Ti­bi, e politici dell' Autorità naziona­le palestinese, co­me Khoulod Dei­bes.
Il reality show è in­ziato a marzo. «La no­stra storia è la storia di una leadership fallita», ha detto nello stesso periodo il premier dimissionario Salam Fayyad al New York Times , per poi negare di aver pronunciato quelle pa­role. Con una leadership divisa politicamente e geografica­mente- gli islamisti di Hamas a Gaza e l'Autorità nazionale di Abu Mazen in Cigiordania- sen­za una data fissata per elezioni, la crisi dei vertici politici palesti­nesi è pro­fonda.
Seduto nell'atrio del mo­derno Centro conferenze di Bet­lemme, in Cisgiordania, dove è girata parte del reality, Raed Othman racconta come è nata l'idea di Al Rais . È il manager di Ma'an, agenzia di stampa e ca­nale tv indipendente palestine­se che produce la serie assieme all'organizzazione non profit «Search for Common Ground». «È semplice: non vo­tiamo per un presidente da otto anni», spiega mentre alle sue spalle i dieci candidati rimasti in gara- nove uomini e una don­na - si preparano a entrare in scena. In 1.200 palestinesi- tra i 25 e 35 anni- hanno sfidato le te­lecamere per diventare raìs.
Ogni sabato, i giovani, seguiti dagli operatori tv, affrontano una sfida diversa, di cui poi di­scutono davan­ti
ai giudici nella puntata successiva. La set­timana scorsa, i candidati han­no lavorato per un giorno sedu­ti su una poltrona importante: c'è chi è stato sindaco di Na­blus, chi governatore di He­bron, chi amministratore dele­gato della società di teleco­municazioni, come Baha'a Al Khatib, 26 anni, nella vita ve­ra program manager in una compagnia che distribuisce sof­tware didattici online. Baha'a vorrebbe diventare veramente presidente per «portare avanti un cambiamento reale» che si focalizzi «sul rafforzamento del­le istituzioni, dell'educazione, dei servizi, della sanità» per co­struire uno Stato. Un accordo di pace con Israele? «Certo che lo firmerei se fossero ricono­sciuti i diritti dei palestinesi e dei rifugiati: nessuno vuole uc­cidere e vedere sangue », dice al Giornale il candidato che parla già un po' da presidente: «Io so­no un uomo di pace».
La notizia del reality è arriva­ta sui quotidiani israeliani, che hanno notato come alcuni par­tecipanti abbiano preso posi­zioni­contro la violenza nel con­flitto con Israele e abbiano piut­tosto
parlato, come Baha'a, di «resistenza civile». Secondo il manager di Ma'an, Raed Oth­man, la leadership palestinese guarda con attenzione lo show «e prende appunti». Il messag­gio che Raed vorrebbe manda­re­ai vertici è riassunto dall'aspi­rante presidente Baha'a: «C'è una giovane ge­nerazio­ne pale­stinese che vuo­le e può portare il cambia­ mento'. Chi potrà parlare come 'amba­sciatore' di que­sta nuova guar­dia televisiva lo deciderà per il 25% il pubblico, via sms, e per il 75% i giu­dici. La finale sarà a giugno. Intanto, forse suggestionati dalla re­altà del piccolo scher­mo, i vertici di Hamas e quelli di Fatah, partito del presidente, hanno dichiarato mercoledì che la data per nuove elezioni potrebbe essere annunciata en­tro tre mesi.

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