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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
09.05.2013 Negoziati: John Kerry incontra Tzipi Livni a Roma
cronaca di Antonella Rampino

Testata: La Stampa
Data: 09 maggio 2013
Pagina: 17
Autore: Antonella Rampino
Titolo: «Kerry, riparte da Roma il pressing Usa su Israele»

Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 09/05/2013, a pag. 17, l'articolo di Antonella Rampino dal titolo " Kerry, riparte da Roma il pressing Usa su Israele ".


John Kerry con Tzipi Livni

Con una girandola di incontri e di bilaterali ad alto livello animate dall’arrivo a Roma del Segretario di Stato americano John Kerry, l’Italia torna al centro della politica internazionale, rilanciando fortemente il proprio ruolo nel processo di pace in Medio Oriente, dalla questione israelo-palestinese a quella siriana. Kerry vedrà oggi il premier Enrico Letta, il ministro degli Esteri Emma Bonino e l’inviato speciale del Quartetto Tony Blair, ma già ieri ha incontrato per tre ore a Palazzo Taverna Tzipi Livni, che nel governo israeliano è ministro della Giustizia ma ha la delega del premier Netanyahu per le trattative con i palestinesi (e che a differenza di Netanyahu ha anche un ottimo e solido rapporto con l’amministrazione americana) e il ministro degli Esteri giordano Judeh. Roma è stata «scelta» per il riavvio del processo di pace perché considerata amica di entrambe le controparti, e perché potrebbe avere un cruciale ruolo di «facilitatrice» nel creare un quadro in cui le trattative possano - come si spera - centrare l’obiettivo. Del resto, sono state le uniche parole pronunciate da Tzipi Livni, apprezzando «l’entusiasmo e gli sforzi» di Kerry, «un impegno rinnovato può ricreare speranza nella regione».

Il governo italiano punta a rendere stabile la localizzazione a Roma del processo di pace in Palestina, e per questo gli appuntamenti sono stati accuratamente preparati, con l’invio a Roma già qualche giorno fa dell’inviato speciale americano per il Medio Oriente David Hale e con il lavoro del team mediorientale della Farnesina. «L’Italia – ha detto il ministro Bonino dopo l’incontro con Livni – continuerà a garantire, anche nel quadro europeo, l’attività che Kerry sta svolgendo per la ripresa del processo di pace». E questo perché Roma, lavorando in pieno accordo con Washington, intende «proteggere» il delicato percorso: gli americani sperano infatti che, sulle buone basi gettate per tentare il riavvio delle trattative – nelle quali l’amministrazione Obama s’è impegnata a fondo – l’Europa li assecondi, evitando motivi di attrito: una precauzione che guarda al Consiglio Affari Generali del 27 maggio a Bruxelles, dove circolano voci di un’ordine del giorno che potrebbe appunto comprendere la questione israelo-palestinese. Mentre quel che si vuole evitare – spiega un’alta fonte diplomatica – è proprio «che in sede europea si facciano distinguo o strappi in avanti». Le linee di cui Kerry ha discusso con Tzipi Livni, sono chiare: obiettivi precisi in unlasso di tempo determinato. Ovvero, entro l’estate, sciogliere i nodi del contenzioso tra le due parti: i palestinesi chiedono il blocco degli insediamenti (sospesi informalmente dal premier israeliano alla vigilia del viaggio di Kerry), scambio di territori a partire dai confini del 1967, e rilascio di prigionieri; gli israeliani chiedono il riconoscimento dell’esistenza dello Stato ebraico.

Kerry il 21 e 22 maggio sarà nuovamente in Israele e in Palestina, per incontrare Netanyahu e Abu Mazen, e far ripartire i negoziati interrotti ormai da tre anni. E nodo cruciale, e motivo contingente del riavvio dell’iniziativa, è anche evitare che il conflitto siriano contagi il processo di pace.

Infatti, anche la Siria è stata al centro della girandola di bilaterali romane. Kerry, in arrivo a Roma da Mosca dove aveva incontrato Putin e Lavrov, ha annunciato, oltre allo stanziamento di 100 milioni di dollari per i profughi, una conferenza internazionale a Ginevra: a fine maggio verrà eletto il nuovo capo dell’opposizione al regime, e gli Stati Uniti insistono in un allargamento dell’opposizione (che si sta dando delle strutture istituzionali – con il contributo dell’Italia – e che sta per designare i membri dell’esecutivo provvisorio). L’Italia – ha ricordato Emma Bonino a John Kerry– ha appena aumentato il sostegno umanitario e dovrebbe ospitare, dopo quella del febbraio scorso, anche la prossima riunione del Gruppo Amici per la Siria. La soluzione che si cerca per la Siria è politica, e la precondizione è l’uscita di scena di Bashar Al Assad, come ieri sera hanno ribadito da Washington il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, e da Beirut la Coalizione dell’opposizione siriana.

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