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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
04.05.2013 Donne: l'atroce ipocrisia dell'Iran
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Che ipocrisia l'Iran 'difensore delle donne'»

Sul GIORNALE di oggi, 04/05/2013, a pag.12, con il titolo " Che ipocrisia l'Iran 'difensore delle donne', Fiamma Nirenstein commenta la tragica situazione delle donne in Iran.

                                                                                   Fiamma Nirenstein

Mi aspetto che il supremo leader iraniano Ali Khame­nei troverà estimatori an­che del discorso per l'anniversario di Fatima figlia del Profeta, dato che i diritti umani sono ormai un'opinio­ne. Khamenei ha detto che l'Occi­dente è destinato ben presto a col­lassare «a causa delle sue demonia­che regole sessuali ». Ovvero: le don­ne da noi soffrono di «sfruttamento e uso come oggetti», peccati «le cui conseguenze sono irreparabili». Per esempio, «lo sfruttamento mi­na la famiglia e aumenta il traffico delle donne e le nascite ilegittime»; il mondo«è diviso in due parti:gli uo­mini sono i beneficiari del sistema, le donne sono sfruttate e usate dai maschi». Ok, si potrebbe anche con­cordare. Ma per favore, da che pulpi­to. Nonostante le autorità iraniane spesso ripetano di avere modificato il codice, abbiamo notizie di lapida­zioni e di condanne a quell'orrida pena di morte soprattutto di donne, fino alla famosa vicenda di Sahine Mohamadei Ashtiani, che non si ca­pisce come sia andata a finire. Di al­tre ancora nel 2006 (Mahboubeh M.) e nel 2007 lo sappiamo: finite da sassi che non devono essere troppo grandi per non uccidere subito, nè troppo piccoli. Da quando c'è il regi­me le esecuzioni (anche di maschi) con le pietre sarebbero state 77 e adesso ci sarebbero 15 condannati in attesa. A monte di questo orrore, prima di tutto ci viene davanti agli occhi l'immagine della donna ira­niana: quasi sempre coperta da ca­po a piedi pena il disdoro, le aggres­sioni delle Guardie della Rivoluzio­ne e simili. Il codice le conferisce me­tà del valore del maschio nell'eredi­tà, nella testimonianza in tribunale, nel valore dell'indennizzo. Le ira­niane non hanno diritto di decidere del proprio divorzio né di custodire i figli né di ricevere un passaporto se il marito non acconsente. Una bam­bina può essere data in sposa a 13 an­ni. E poi ci sono le violenze domesti­che, la vita quotidiana per cui la don­na, anche se ha un alto tasso di scola­rizzazione, entra nel lavoro ai margi­ni... insomma, questo apartheid di genere è stato raccontato da tante iraniane. Che in genere preferisco­no vivere nell'orribile inferno che è la società occidentale.

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