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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
30.04.2013 Attentato di Boston: quando l'odio viene trasmesso in famiglia
le intercettazioni telefoniche svelano il ruolo della madre dei due terroristi

Testata: Il Giornale
Data: 30 aprile 2013
Pagina: 19
Autore: Luigi De Biase
Titolo: «'Figlio mio, sei pronto a morire per l’islam?'»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 30/04/2013, a pag. 19, l'articolo di Luigi De Biase dal titolo "«Figlio mio, sei pronto a morire per l’islam?» ".


 Zubeidat Tsarnae­va, madre dei due terroristi di Boston


L'attentato di Boston

Nelle foto scattate vent'an­ni fa appare snella e spettinata, porta i capelli legati in cima alla te­sta, forse era un taglio alla moda nella Russia di allora. Chi l'ha co­nosciuta più tardi, quando viveva negli Stati Uniti, la ricorda con i ve­stiti stretti e le gonne corte, la de­scrive come una donna elegante, magari modesta ma pur sempre graziosa. Oggi Zubeidat Tsarnae­va, la madre dei due terroristi sot­to accusa per la strage di Boston, appare decisamente diversa: si veste di nero, ha il velo sul capo, perde la calma quando si parla dei figli e accusa gli americani di avere montato un caso contro i suoi ragazzi, dice che che si tratta di un complotto, piange la fine di Tamerlan e Dzhokhar ora che uno è morto, ucciso in uno scon­tro a fuoco con la polizia dieci gior­ni fa, e l'altro collabora con gli in­vestigatori dal letto d'ospedale nel quale è sorvegliato giorno e notte.
Gli uomini dell'Fbi pensano che Zubeidat abbia un ruolo cen­trale in questa storia. Un sospetto che si è fatto più concreto dopo la scoperta di Dna femminile su una delle bombe dell’attentato di Boston (anche se non è chiaro se si tratta di un possibile caso di «contaminazione delle prove»). I «federali» l'hanno raggiunta la settimana scorsa a Makhachkala, la città sul mar Caspio in cui vive da qualche mese, l'hanno interro­gata negli uffici dei Servizi russi, hanno cercato di convincerla a tornare negli Stati Uniti per aiuta­re le indagini ma lei si è tirata in­dietro, ha fatto sapere che non la­scerà la sua terra neppure per ri­prendere il corpo del figlio morto.
Se lo facesse avrebbe qualche pro­bl­ema anche con la giustizia ordi­naria: una volta negli Stati Uniti ri­schierebbe l'arresto per un furto, per 900 dollari di vestiti che avreb­be rubato in un negozio di Bo­ston.
Naturalmente gli investigatori sono molto più interessati al suo legame con Tamerlan, il maggio­re dei due fratelli Tsarnaev. Dai racconti di famiglia si capisce che la conversione di Zubeidat ha pre­ceduto quella del ragazzo, che la madre ha guidato il figlio, lo ha spinto verso l'islam per tenerlo lontano «dall'alcol e dalla ma­rijuana », come lei stessa ha detto, e forse è andata anche oltre.
Gli ufficiali dell'Fsb, l'agenzia russa per la sicurezza, hanno regi­strato due telefonate fra madre e figlio in cui spunta il termine
jihad , la guerra santa, e su quelle hanno fondato i sospetti poi tra­smessi all'Fbi. In una si parla del­la Palestina, il ragazzo dice che po­trebbe partire volontario ma è preoccupato perché non cono­sce l'arabo, così la madre lo consi­glia e lo rincuora. Secondo fonti anonime riprese dai media ameri­ca­ni ci sarebbero anche due mes­saggi in cui Zubeidat chiede a Ta­merlan se è pronto a morire per l'islam. Nei giorni scorsi si è sapu­to che Zubeidat era su una watch list dell'intelligence americana, che era una persona da tenere sot­to controllo a causa dei rapporti con l'islam radicale. Lo stesso va­leva per Tamerlan, che era addi­rittura su due liste, una della Cia e una dell'Fbi, e ora a Boston si di­scute se questa strage fosse davve­ro inevitabile, se i servizi america­ni e quelli russi abbiano fatto tut­to il possibile per evitare i morti di Boston. Forse qualche risposta re­sterà con Zubeidat.

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