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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
27.04.2013 Iraq: le ambiguità della politica americana
Commento di Guido Olimpio

Testata: Corriere della Sera
Data: 27 aprile 2013
Pagina: 16
Autore: Guido Olimpio
Titolo: «L'incubo Iraq che frena Obama»

Sul CORRIERE della SERA di oggi, 27/04/2013, a pag.16, con il titolo "L'incubo Iraq che frena Obama", Guido Olimpio descrive le ambiguità della politica americana nei confronti dell'Iraq. 

                                                                               Guido Olimpio

WASHINGTON — Per molti basterebbero i 70 mila morti del conflitto per giustificare un intervento americano (e occidentale) in Siria. Persone falciate con mitra e granate, a volte con i pugnali. Dunque un uso delle armi chimiche da parte di Assad sarebbe solo un'aggravante, l'ultima atrocità di un regime feroce. Ora invece è diventato fondamentale provare che i lealisti hanno impiegato sul serio il gas nervino. Dopo i sospetti sono arrivati indizi incriminanti, riconosciuti con ritardo anche dagli Stati Uniti. Però non bastano. O meglio, Obama pretende indagini. In realtà la Casa Bianca non vuole farsi schiacciare dal meccanismo che lei stessa ha indicato: se Assad utilizzasse i gas saremmo autorizzati a muoverci, hanno enunciato da mesi. Ieri il portavoce di Obama ha detto in modo chiaro che non è il momento di fissare tabelle di marcia, anche se l'opzione militare è sempre lì. Gli Usa sperano che il raìs raccolga il segnale evitando di ricorrere a mezzi non convenzionali. Sostenendo, come hanno fatto giovedì, che i siriani hanno lanciato gas «in piccole quantità» sperano di avere ancora margine di manovra. Obama ha «chiuso» con l'Iraq, vuole fare lo stesso con l'Afghanistan, non ha alcuna voglia di rischiare in Siria. Però, sotto il suo mandato, ha scoperto che spesso è il Medio Oriente a «inseguirlo». E c'è anche un limite alla barbarie di Assad. Per questo il presidente lo ha avvertito di nuovo sui rischi che corre: «le regole del gioco» possono cambiare in Siria.

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