Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Caos nell'Anp: si dimette Salam Fayyad E niente elezioni in vista, solo gestione personale del potere
Testata: La Stampa Data: 14 aprile 2013 Pagina: 15 Autore: La redazione della Stampa Titolo: «Il premier palestinese 'disubbidisce' e si dimette»
Sulla STAMPA di oggi, 14/04/2013, a pag, 15, con il titolo "Il premier palestinese 'disubbidisce' e si dimette", una breve di agenzia sul caos che contraddistingue il governo dell'Anp.
Salam Fayyad
Questa volta non sono serviti neppure i messaggi di sostegno rimbalzati da Washington: Salam Fayyad, 62 anni, premier palestinese «beniamino» dell'Occidente, in sella dal 2007, ha confermato ieri le sue dimissioni e il presidente del-l'Anp (Autorità nazionale palestinese), Abu Mazen, le ha formalmente accettate. L'epilogo, dopo l'ennesima offerta di rinuncia al mandato resa nota mercoledì, è arrivato in serata al culmine di un faccia a faccia di mezz'ora alla Muqata (la presidenza palestinese a Ramallah) fra i due. Poche righe diffuse dall'agenzia ufficiale Wafa per far sapere che le dimissioni erano state accolte e che il presidente si era limitato a chiedere al premier di restare in carica per gli affari correnti fino alla designazione di un nuovo gabinetto. Nessun accenno ai motivi della decisione. Ma a pesare sono state la politica economica, il malcontento popolare di fronte alle misure anti-crisi, e soprattutto il braccio di ferro fra il premier-tecnocrate e la nomenklatura di al-Fatah (il partito del presidente) sulla gestione delle risorse interne. La resa dei conti è arrivata dopo il siluramento del ministro delle Finanze Nabil Qassis (uomo del Fatah), le cui dimissioni - controfirmate da Fayyad - non erano piaciute affatto ad Abu Mazen. [P. DM.J ***