Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Siria: la Lega Araba non riconosce più il governo di Assad i ribelli chiedono missili 'Patriot'. Commento di Daniele Raineri
Testata: Il Foglio Data: 27 marzo 2013 Pagina: 1 Autore: Daniele Raineri Titolo: «C’è un siriano all’opposizione che parla come uno statista»
Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 27/03/2013, in prima pagina, l'articolo di Daniele Raineri dal titolo " C’è un siriano all’opposizione che parla come uno statista ".
Daniele Raineri, Moaz al Khatib, capo dell'opposizione siriana
Roma. Ieri il capo dell’opposizione siriana, Moaz al Khatib, si è seduto al posto riservato alla delegazione di Damasco al meeting della Lega araba a Doha, nel Qatar. L’assemblea non riconosce più il governo del presidente Bashar el Assad come legittimo – da tempo la Siria è stata sospesa dalla Lega – e apre invece le porte al Consiglio nazionale siriano, il nuovo organismo messo faticosamente assieme dopo laboriose trattative sponsorizzate dall’occidente e dagli stati arabi del Golfo. Il Consiglio siriano in realtà è sull’orlo di una crisi di nervi permanente, lo stesso Khatib domenica si è dimesso “ufficialmente”: ma ieri l’occasione era troppo importante e si è presentato all’appuntamento storico come se nulla fosse e così hanno fatto i capi di stato arabi. Qualsiasi cosa l’avesse spinto alle dimissioni da leader è stata per il momento messa da parte. Khatib alla Lega è stato convincente e ha pronunciato il suo discorso in un arabo fiorito, forbito e corretto (è una rarità che fa sempre colpo), discorso che è stato giudicato “da statista” dai presenti – e anche questa è una novità politica rispetto alle prove penose date dall’opposizione siriana in passato. Ha detto di avere chiesto al segretario di stato americano, John Kerry, nell’incontro di Roma di usare i missili Patriot schierati lungo il confine con la Turchia per proteggere il nord della Siria dagli attacchi aerei del governo (tecnicamente è possibile usare i Patriot come missili antiaerei e creare un ombrello protettivo fino alla città di Aleppo). “Il ruolo dell’America potrebbe essere molto più grande. Ho chiesto a Kerry di usare i Patriot per proteggere il nord. Abbiamo chiesto alla Nato di salvare la vita di civili innocenti. Non vorremmo combattere, vorremmo proteggere i civili per ripristinare una vita normale”. La Nato ha risposto di no, ma la richiesta – “i siriani si aspettano molto di più dall’America” – dev’essere suonata come musica alle orecchie dell’Amministrazione Obama, che tenta di rivendicare una qualche forma di influenza sui ribelli e sull’opposizione siriana, per ora con scarsi risultati. La richiesta all’America e alla Nato di creare una “no fly zone” arriva dallo stesso uomo che un tempo sosteneva che Saddam Hussein aveva almeno un lato positivo: “Terrorizzava gli ebrei” e che nel novembre 2011 ha scritto: “I diplomatici americani sono stupidi, quelli inglesi ingannevoli e i francesi maligni”. Adesso chiede un intervento militare occidentale in Siria, anche se è il meno invasivo a disposizione. In un ritratto molto allarmato su Foreign Policy a novembre Khatib era stato definito “islamist in chief” per le sue dichiarazioni – ora se non altro si sta mostrando malleabile alle necessità della realpolitik.
“Liberate tutti i prigionieri politici”
Il capo dell’opposizione sirana rifiuta le ingerenze esterne troppo pesanti: “Respingiamo qualsiasi ordine straniero. Le differenze a livello internazionale hanno esacerbato questa crisi. Noi abbiamo creato la rivoluzione e soltanto il popolo siriano deciderà come la rivoluzione finirà. Determineremo chi guiderà il paese. Vivremo assieme in armonia”. Il messaggio era diretto implicitamente al patrocinio del Qatar e dell’Arabia Saudita, che aiutano i ribelli perché inseguono disegni geopolitici più ampi. Con Russia e Iran invece è stato esplicito: “Richiamate indietro i vostri ‘esperti’ dal nostro paese”. Ma il pezzo del discorso che ha fatto il giro dei media arabi quasi in diretta è quello coraggioso rivolto ai governi arabi seduti nella sala assieme a lui. Si è scusato per essere poco diplomatico e ha detto alle delegazioni delle Lega araba di essere giusti con i loro popoli, di avere paura di Dio che è anche in loro, di proteggersi con l’unico scudo che hanno che è quello della giustizia. E ha pure chiesto che tutti i prigionieri politici nel mondo arabo siano liberati in solidarietà con i siriani che sono in prigione, “per rompere la catena della schiavitù”. Un affondo notevole, considerato che parlava in Qatar, dove a febbraio un poeta condannato all’ergastolo per avere scritto versi irridenti contro la corte reale di Doha ha visto la pena “ridotta” a 15 anni di carcere. Nel passato di Khatib ci sono dichiarazioni controverse – l’ultima a dicembre quando ha chiesto a Washington di non inserire Jabhat al Nusra sulla lista dei “gruppi terroristi” – ma per ora la sua credibilità è in crescita anche fra i ribelli e non era mai successo prima.
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