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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
24.03.2013 Libano-Siria: un confine sempre più caldo
Commento di Davide Frattini

Testata: Corriere della Sera
Data: 24 marzo 2013
Pagina: 35
Autore: Davide Frattini
Titolo: «Le dimissioni del Premier libanese, un caos che non dispiace a Damasco»

Sul CORRIERE della SERA, di oggi, 24/03/2013, a pag. 35, con il titolo " Le dimissioni del Premier libanese, un caos che non dispiace a Damasco", Davide Frattini analizza il rapporto Siria-Libano.


Davide Frattini

Il suo uomo più fidato è stato ammazzato il 19 ottobre dell'anno scorso, un'autobomba in un quartiere cristiano di Beirut. Il generale Ashraf Rifi deve lasciare l'incarico in modo meno cruento (fra un mese lo aspetta la pensione) ma non meno esplosivo per la politica libanese, sconquassata dalla guerra siriana dall'altra parte del confine.
Il premier Najib Miqati avrebbe voluto prolungarne il mandato alla guida della Sicurezza Interna, perché il comandante è considerato dai sunniti una delle ultime protezioni contro gli influssi destabilizzanti del regime di Damasco e del suo alleato Hezbollah. Che ha la maggioranza nel governo e si è opposto al progetto del primo ministro.
Miqati non ha accettato il veto e si è dimesso a un paio di mesi dal voto, la motivazione ufficiale sono i disaccordi sulle modifiche alla legge elettorale. Adesso i partiti politici (il «14 Marzo» del sunnita Saad Hariri e la formazione del druso Walid Jumblatt) potrebbero spingere per una coalizione di unità nazionale, che lasci fuori il movimento sciita sostenitore di Bashar Assad. La mossa porterebbe la quiete in parlamento (almeno fino a giugno), non placherebbe le tensioni nelle strade. A Tripoli, fortezza sunnita e città d'origine di Miqati nel Nord del Paese, i morti negli scontri sono già sette da venerdì sera. La frontiera con la Siria è a pochi chilometri, da qui passano le armi e il sostegno ai ribelli. Per il clan di Damasco trascinare il vicino nel caos può rappresentare un vantaggio tattico.
Le milizie di Hezbollah combattono nei villaggi a maggioranza sciita al di là del confine, appoggiano il dittatore e rispondono agli ordini degli iraniani che non vogliono veder cadere Assad. Eppure esportare il conflitto siriano a Beirut non sembra nell'interesse del gruppo guidato dallo sceicco Hassan Nasrallah. Qualcuno tra i leader del movimento comincia a considerare l'aiuto offerto ad Assad come un errore strategico.

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