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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
20.02.2013 Yair Lapid, ecco come si scrive un pezzo di costume
cronaca di Davide Frattini

Testata: Corriere della Sera
Data: 20 febbraio 2013
Pagina: 49
Autore: Davide Frattini
Titolo: «L'erba della sincerità resta un tabù per il più nuovo fra i politici d'Israele»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 20/02/2013, a pag. 49, l'articolo di Davide Frattini dal titolo "L'erba della sincerità resta un tabù per il più nuovo fra i politici d'Israele".


Davide Frattini             Yair Lapid

C'è un aspetto strettamente legato agli articoli (definiti di 'costume') sulla società israeliana che lascia sempre a desiderare, in quanto esprime soprattutto un contenuto negativo e quasi sempre di pettegolezzo/gossip.
Il pezzo di Frattini è, invece, l'esempio di come si possano evidenziare argomenti apparentemente di non grande rilievo, trattandoli con serietà e senza affondare i tasti del pc nell'ostilità, che molto spesso si palesa quando c'è di mezzo Israele.
Complimenti a Davide Frattini, ecco il suo articolo:

La pistola fumante sarebbero gli spinelli che Yair Lapid ha rollato in gioventù. La prova — scrivono i giornali israeliani — che anche il più nuovo tra i politici ha già imparato a mentire come quelli vecchi. In pochi da queste parti sarebbero scioccati dall'ammissione, soprattutto i suoi elettori, maggioranza in quella Tel Aviv che a volte sembra Amsterdam. Eppure Lapid ha scelto di negare, anche quando qualche reporter è andato a chiedere agli ex compagni di liceo (che hanno confermato). Affidabilità. Credibilità. Ipocrisia. Sono le parole che elencano i commentatori, più preoccupati dalla sincerità di un leader che dalle sue abitudini private (e passate).
«Perché nascondere la verità, se pure Barack Obama, il presidente americano, ha confessato di aver provato le droghe da ragazzo?», si chiede il quotidiano Haaretz in un editoriale. Lo stile di Lapid — la franchezza delle sue rubriche settimanali sul giornale Yedioth Ahronoth trapiantata nei comizi — ha proiettato il suo partito dall'esordio al secondo posto. Adesso gli israeliani gli chiedono che quella schiettezza non venga cancellata dalle frequentazioni parlamentari. L'ex giornalista televisivo e attore di commedie romantiche ha ripetuto per tutta la campagna elettorale di essere uno come gli altri, semplice, vicino a quella classe media che fatica a pagare l'affitto e nel 2011 si è accampata sotto le jacarande di viale Rothschild per protestare contro i tagli e le tasse troppo alte.
L'uso di marijuana o hashish è illegale in Israele ed è una delle norme meno fatte rispettare nel Paese. Perfino l'esercito e lo Shin Bet, i servizi segreti interni, hanno deciso di concedere l'accesso a documenti riservati o alle posizioni più alte anche a chi riconosca di aver fumato in passato: deve però dichiarare di aver smesso. È quello che avrebbe potuto dire Lapid e contribuire ad aprire un dibattito visto che ribadisce di essere contrario alla legalizzazione. Scrive Haaretz: «Da queste parti l'erba resta un tabù solo tra i politici».

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