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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
19.02.2013 Al Jazeera, la rete televisiva asservita al fondamentalismo islamico
commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 19 febbraio 2013
Pagina: 15
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «La grande fuga da Al Jazeera: 'È il megafono delle dittature'»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 19/02/2013, a pag. 15, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo "La grande fuga da Al Jazeera: «È il megafono delle dittature»".


Fiamma Nirenstein         Emiro del Qatar, proprietario di al Jazeera

C'è una storiella che pia­ce ai dirigenti di Al Ja­zeera , la onnipotente rete del Qatar, la voce forgiata sull'ambizione e l' hybris dello sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, che la fondò quindici an­ni fa, una delle prime mosse do­po aver dolcemente deposto suo padre e averne preso il po­sto. Dice la storiella: Nasser, Sa­dat e Mubarak chiedono l'uno all'altro che cosa ne abbia de­cretato la fine. Nasser dice «Il ve­leno »; Sadat dice: «Le pallottole degli assassini»; E Mubarak ri­sponde: «Al Jazeera».
Di certo per anni sia i giornali­sti di lingua inglese che quelli arabi che fanno capo alle sue 65 sedi, forse addirittura tutti e 3000 i membri dello staff consa­pevoli­dei loro 260 milioni di te­lespettatori,
sono stati ipnotiz­zati dall'aura rivoluzionaria che più variegata non potrebbe essere: dagli slogan di Bob Dy­lan­e di Ghandi iscritti sulle mu­ra del palazzo centrale di Doha, fino alla malcelata simpatia col terrorismo. Ma qualcosa sta cambiando, forse. È stata pro­babilmente l'inopinata ingessa­tura di un corpo redazionale che si sentiva parte di un gran moto libertario e che invece si è trovato a fianco dei nuovi pote­ri islamisti dopo le rivoluzioni: il risultato è che i giornalisti di Al Jazeera se ne vanno a frotte dall'emittente del Qatar nono­stante gli ottimi stipendi. Il feno­meno, i cui particolari sono sta­ti registrati dal giornale tedesco Spiegel , coinvolge dal famoso corrispondente da Berlino Ak­tham Suliman ai corrisponden­ti da Parigi, Londra, Mosca, Bei­rut e il Cairo. La spiegazione di Suliman è fra le più precise, e si riferisce in particolare all'Egit­to, il Paese in cui Al Jazeera , di­venuta nemico personale del regime, fu parte integrante dell' eruzione di Piazza Tahrir. Ora Suliman racconta che i dirigen­ti della tv vogliono che i decreti del presidente Morsi (leader dei Fratelli Musulmani) siano riportati come perle di saggez­za: «Un approccio così dittato­riale sarebbe stato impensabi­le prima, in Egitto siamo diven­tati la voce del palazzo».
Andarsene è un'ottima scelta in queste circostanze. Ma com'è che i giornalisti non si erano accorti prima che il Qatar ha sempre gestito con diaboli­ca maestria i suoi interessi pro­prio nel ruolo di araldo delle ri­volte? La descrizione delle mas­se, infatti, si dice fosse spesso ac­compagnata da aiuti per le lea­dership;
ultimamente l'uccisio­ne di un giornalista nelle fila dei ribelli siriani, ucciso più nella veste di militante che in quella di reporter, ha fatto molto discu­tere. Dalle sue prime mosse Al Jazeera è stata anti israeliana fi­no alla lode­dei terroristi duran­te la seconda Intifada, anti ame­ricana fino a essere il megafono delle parole di Bin Laden. Al Ja­zeera , sempre così virtuosa­mente avversa al potere, ha na­scosto la rivoluzione in Bahrain perché il potere sunni­ta faceva fuori i ribelli sciiti.
Invece in genere i suoi pupilli sono Fratelli Musulmani, sun­niti. Essi si sono stabiliti in Qa­tar in tre ondate, nel '54 (fuga da Nasser), nell'82 (fuga da Hafez Al Assad di Siria) e nel 2001, via dall'Arabia Saudita. Il giornale
Maamun Fendi , egiziano, so­stiene che il 50% del personale di Al Jazeera è della Fratellanza, che contribuisce molto alla li­nea. È un abbraccio salvifico per il Qatar, che oltre a salva­guardare le sue immense riser­ve energetiche, difende così il potere degli estremisti islami­ci. Il Qatar insomma è una vero mago nella manipolazione del­le dinamiche mediorentali, che cerca di determinare con questa magnifica spada media­tica. Anche l'asse Iran, Hezbol­lah, Hamas non è stato trascura­to nonostante sia sciita: duran­te la guerra israelo-libanese funzionò da puro megafono de­gli Hezbollah, con pezzi pieni di menzogne; ha invitato a Doha Ahmadinejad, sostiene Hamas con molto denaro. Il de­naro è la sua forza, e il confine del suo potere è l'orizzonte. Adesso, per comprare la tv di Al Gore negli Usa, lo sceicco al Thani sta sborsando 500 milio­ni di dollari. I suoi giornalisti se ne vanno? E lui ha fatto un ban­do per assumerne in America al­tri 160. Ha avuto 8000 richieste. Potenza della crisi dell'informa­zione e anche del cinismo.
www.fiammanirenstein.com

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