Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Testata: Il Foglio Data: 02 febbraio 2013 Pagina: 1 Autore: La redazione del Foglio Titolo: «Attacco ad Ankara»
Dal FOGLIO di oggi, 02/02/2013, a pag.1, con il titolo "Attacco ad Ankara", un redazionale sull'attacco contro l'ambasciara americana ad Ankara.
Roma. A farsi esplodere davanti all’ingresso laterale dell’ambasciata americana di Ankara, ieri poco dopo l’una del pomeriggio, è stato Ecevit Sanli, membro del Fronte rivoluzionario della liberazione del popolo, formazione terroristica di estrema sinistra. Già lo scorso settembre il gruppo aveva colpito a Istanbul, uccidendo un poliziotto. Nell’esplosione è rimasta uccisa anche una guardia armata turca, mentre una donna ha riportato ferite gravi. “Al Qaida non c’entra nulla”, assicura il ministro dell’Interno Muammer Güler, che cerca di chiudere subito il caso smentendo le ipotesi che iniziavano a circolare: nessun collegamento con i negoziati in corso con i curdi del Pkk né con l’integralismo islamico. L’attentato sarebbe una risposta al dispiegamento di circa 400 soldati americani giunti in Turchia per schierare le batterie di missili Patriot al confine con la Siria e all’arresto di 55 membri del gruppo terroristico avvenuto nell’ultimo mese da parte delle forze di sicurezza turche. Da sempre il Fronte rivoluzionario della liberazione del popolo si oppone alla presenza di Ankara nella Nato e a quella che viene definita “l’influenza di Washington nella politica estera turca”. Gli Stati Uniti, intanto, ringraziano Recep Tayyip Erdogan per “aver risolto rapidamente” il caso.
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