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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
07.12.2012 Non impara il Corano a memoria: giù martellate
quando una mamma ci tiene, si vede

Testata: Il Giornale
Data: 07 dicembre 2012
Pagina: 17
Autore: Redazione del Giornale
Titolo: «Non impara il Corano a memoria, la mamma lo uccide»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 07/12/2012, a pag. 17, l'articolo dal titolo "Non impara il Corano a memoria, la mamma lo uccide ".

Londra Arriva dall’Inghilterra una storia atroce e violenta, fatta di silenzi e vessazioni, di follia e delirio, dove a rimetterci è stato un bimbo ucciso lentamente e do­lorosamente, a suon di botte e per­cosse. Il piccolo Yaseeb aveva so­lo sette anni. La sua unica «colpa» era quella di non essere veloce ad imparare a memoria il Corano. Per questo è morto. Lo ha ucciso di botte la sua stessa madre. Che dopo averlo ucciso ha anche dato alle fiamme il piccolo corpo. Og­gi, Sara Ege, 33 anni, è stata ricono­sciuta colpevole di omicidio da un tribunale di Cardiff. La senten­za è attesa per il prossimo anno, la donna rischia l’ergastolo.Il picco­lo Yaseeb è morto nel luglio del 2010, dopo mesi di percosse. La madre, laureata in matematica e di origine indiana, ha a lungo ac­cusato il marito Yousef per la mor­te del bambino. Oggi i giudici di Cardiff hanno stabilito la verità, ma solo dopo un processo scandi­to da p­rove e testimonianze estre­mamente drammatiche, tanto che la stessa donna ha più volte dovuto lasciare l’aula. Però lo ha ammesso, il motivo di quel gesto assurdo è stata la sua «frustrazio­ne ». Voleva che il figlio facesse bella figura con l’imam,che fosse in gra­do di recitare a memoria quelle pagine del Corano. «Gli avevo chiesto di imparare 35 pagine a memoria in tre mesi, gli avevo an­che promesso una bicicletta nuo­va come premio», ha raccontato davanti alla Corte sconvolta e at­territa. «Ma Yaseen non era bra­vo: in un anno aveva memorizza­to solo un capitolo. Eppure lo sa­peva quanto fosse importante, per tutta la famiglia, per me che ero sua madre». E allora giù botte, con un bastone, un martello, og­getti che stavano in casa. Lo colpi­va con qualsiasi cosa trovasse a portata di mano. A muoverle la mano era il «demonio», ha poi rac­contato. Gli unici «demoni» però erano quelli che Sara Ege portava dentro di sè. La donna era stata più volte sottoposta a cure psi­chiatriche e ad uno dei medici, do­po la morte di Yaseen, aveva detto che così si sentiva «al 100% me­glio ». Oggi l’Inghilterra si interro­ga e si domanda perchè nessuno all’epoca dei fatti,quando il picco­lo veniva torturato dalla madre, non c’è stato nessuno a vedere, a sentire, a denunciare.
Intanto, a Londra, il progetto per la costruzione della gigante­sca moschea di Abbey Mills, è sta­to bocciato senza appello.

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