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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
05.10.2012 Bulgaria: la monarchia permise la deportazione degli ebrei
commento di Gabriele Nissim

Testata: Corriere della Sera
Data: 05 ottobre 2012
Pagina: 50
Autore: Gabriele Nissim
Titolo: «Basta manipolare la memoria degli ebrei salvati in Bulgaria»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 05/10/2012, a pag. 50, l'articolo di Gabriele Nissim dal titlolo " Basta manipolare la memoria degli ebrei salvati in Bulgaria ".


Gabriele Nissim, Dimitar Peshev, politico bulgaro che tentò di arginare la deportazione degli ebrei

La Bulgaria è passata alla storia per il miracoloso salvataggio dei 50 mila ebrei dell'interno durante la Shoah. Non è successo in nessun altro Paese alleato della Germania che una deportazione venisse revocata all'ultimo momento proprio dagli stessi uomini che avevano avallato le leggi razziali. Eppure questa memoria da anni continua a essere manipolata.
Durante gli anni del comunismo il partito che aveva perseguitato e condannato a morte alcuni tra i più importanti artefici del salvataggio si presentò come il deus ex machina dell'operazione. Addirittura il potere cercò di presentare Todor Zhivkov, segretario del partito, come candidato per il Nobel per la pace per il salvataggio degli ebrei, quando era noto che negli anni Quaranta il partito non aveva nessuna influenza politica per impedire la deportazione. Dopo l'89, anche grazie al mio libro su Dimitar Peshev (L'uomo che fermò Hitler), cominciò una revisione storica, dando valore all'azione dei parlamentari guidati da Peshev e all'iniziativa della chiesa ortodossa dei patriarchi Stefan e Kiril, che costrinsero il re bulgaro Boris III a non consegnare gli ebrei ai tedeschi. Poi però quando nel 2001 fu nominato primo ministro Simeone, figlio di Boris, ebbe inizio l'ennesimo tentativo di manipolazione storica, per fare del re bulgaro l'artefice di quel salvataggio. Oggi si è riacceso un dibattito storico. In seguito alla produzione di un film della televisione macedone, «Terza metà», che ricorda come quegli ebrei furono deportati con l'assistenza della polizia e dell'esercito, la stampa e i circoli politici bulgari sono insorti parlando di «incitamento all'odio» e di un tentativo rozzo di «falsificazione della storia della Bulgaria».
Ricordando il salvataggio degli ebrei dei confini storici i media scaricano le responsabilità esclusivamente sui tedeschi e si rifiutano di aprire una riflessione sulla sorte degli ebrei macedoni. Il motivo è chiaro. Si ritiene che la difesa intransigente della propria «innocenza» sia il modo migliore per preservare la propria reputazione nel mondo. Così la memoria del salvataggio di quegli ebrei viene utilizzata per mettere a tacere nuovamente le responsabilità della corona.

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