Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 28/09/2012, a pag. 51, l'articolo di Massimo Gaggi dal titolo " La solitudine di Obama davanti all'Onu ". Dalla STAMPA, a pag. 17, l'articolo di Maurizio Molinari dal titolo " Il regista del film anti-Islam in carcere per frode bancaria".
Massimo Gaggi scrive "Barack Obama, pur definendo disgustoso il film che insulta la figura di Maometto, ha cercato di convincere un mondo che in gran parte non la pensa come lui della necessità di non reagire con censure nemmeno davanti a discorsi e opere blasfemi". Già il fatto che Obama si sia sentito in dovere di dare un giudizio negativo sul film e scusarsi (invece di condannare le violenze e l'assassinio dell'ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens) dimostra quanto non sia prioritaria la libertà d'espressione per la sua amministrazione. In ogni caso il regista, ora, è stato imprigionato, come scrive Molinari nella sua cronaca. In teoria per non aver rispettato uno dei divieti che gli erano imposti per la libertà vigilata. E' difficile, però, non notare che il film risale a mesi fa, ma il regista viene riarrestato solo in questo particolare momento. Sarà un caso.
Ecco i pezzi:
CORRIERE della SERA - Massimo Gaggi : " La solitudine di Obama davanti all'Onu "


Massimo Gaggi, Barack Obama
Mentre scrivo questa rubrica sotto al mio ufficio, sulla 57esima strada di New York, un gruppo di cristiani tradizionalisti con striscioni e cornamuse sta inscenando una protesta davanti a una galleria d'arte che espone «Piss Christ», un'opera realizzata quasi un quarto di secolo fa dal fotografo Andres Serrano: l'immagine di un crocifisso immerso in un vaso di vetro riempito con l'urina dell'artista. Da allora la sua esposizione ha provocato manifestazioni, anche violente, in tutto il mondo. Questa a Manhattan è civilissima, ma è un'altra testimonianza delle difficoltà che si incontrano, anche negli Usa, nell'applicazione di un principio sancito dalla Costituzione: quello di una libertà d'espressione senza limiti (se non quelli penali per l'incitazione all'odio razziale e a commettere reati gravi).
Martedì, parlando davanti all'Assemblea generale dell'Onu, Barack Obama, pur definendo disgustoso il film che insulta la figura di Maometto, ha cercato di convincere un mondo che in gran parte non la pensa come lui della necessità di non reagire con censure nemmeno davanti a discorsi e opere blasfemi. La destra radicale americana l'ha attaccato per aver criticato il video anti-islamico, ma i più hanno sottolineato il suo coraggio nel sostenere una libertà introdotta dai «padri fondatori» che viene rifiutata dall'Islam, ma che incontra limiti anche in Europa: dal reato di vilipendio della religione in Italia, alle norme che in Germania puniscono chi fa propaganda nazista o nega l'Olocausto.
Quello che non è stato sottolineato dai media è che, dopo il discorso «alto» del presidente Usa (alto ma poco applaudito dall'Assemblea), all'Onu si sono susseguiti gli interventi di leader musulmani, anche di Paesi formalmente alleati degli Usa, che hanno giudicato inaccettabile una libertà d'espressione illimitata e hanno chiesto una messa al bando mondiale delle espressioni blasfeme. Perentorio il neopresidente egiziano Morsi nel non ammettere espressioni che possano offendere le «sensibilità religiose e culturali» degli islamici, ma anche il nuovo leader yemenita Abed Rabbu Mansour Hadi: un Paese considerato a Washington un positivo esempio di transizione democratica.
Duro nel criminalizzare la mancanza di rispetto per l'Islam anche Asif Zardari, presidente di un Paese, il Pakistan, che, nonostante tutte le tensioni, resta un alleato degli Usa. E Susilo Bambang Yudhoyono, presidente dell'Indonesia — la terra dell'infanzia di Obama, una nazione amica, ma anche il più popoloso Paese musulmano del mondo — ha chiesto un codice mondiale antiblasfemia: una richiesta avanzata anche dal segretario generale della Lega Araba, Nabil Elaraby.
Proposte simili sono state già fatte in passato, ma sono cadute nel vuoto. Ora i Paesi che già vietano la blasfemia (57, non solo islamici: c'è anche la Polonia, ad esempio) minacciano iniziative anche extra Onu. Obama, secondo alcuni analisti, ha dato una nuova visione del pluralismo, riaffermando l'«eccezionalismo» americano. Eccezionalismo, ma anche solitudine, forse anche rispetto all'Europa.
La STAMPA - Maurizio Molinari : " Il regista del film anti-Islam in carcere per frode bancaria "


Maurizio Molinari, Nakoula Basseley Nakoula, regista autore del film
Scattano le manette per Nakoula Basseley Nakoula, il regista egiziano di origine copta autore del video «L’innocenza dei musulmani» che ha innescato violente proteste nei Paesi islamici per le offese al profeta Maometto. Il motivo formale dell’arresto è legato alla condanna a 21 mesi di detenzione che Nakoula, 55 anni, subì nel 2010 per frodi bancarie: nel giugno 2011 aveva ottenuto la libertà provvisoria impegnandosi a rispettare numerosi divieti, inclusi quelli relativi a «comportamenti impropri su Internet».
«L’imputato può adoperare il web solo per ragioni di lavoro e a nessun altro fine», recitava la disposizione del giudice della California, in ragione del fatto che Nakoula aveva creato molteplici false identità su Internet per derubare di migliaia di dollari titolari di carte di credito. A seguito della realizzazione del video islamofobo, divulgato attraverso YouTube con un trailer di 14 minuti, il procuratore generale della California del Sud ritiene che tale proibizione sia stata violata e dunque ha disposto l’immediato ritorno del regista dietro le sbarre, a partire da ieri notte.
La decisione segue anche la conferma dell’identificazione di Nakoula come autore del film da parte di alcuni degli attori, che lo hanno pure accusato di averli ingannati con un falso copione. Nakoula ha prodotto il video per conto dell’ente di beneficenza «Media for Christ», sostenuto da altri cristiani egiziani, il cui quartier generale ha ospitato il set. Nel tentativo di celare la paternità del video, Nakoula lo aveva rivendicato a nome di un inesistente «Sam Bacile», definito alla Associated Press come «un ebreo israeliano-americano finanziato da cento ebrei americani».
L’arresto, seppure sulla base di precedenti reati, conferma la determinazione delle autorità americane a perseguire i responsabili di un video condannato come «offensivo» e «contrario ai valori americani» sia dal presidente Obama che dal Segretario di Stato Hillary Clinton. Il ricorso alle norme sulla violazione della libertà condizionata si spiega anche con la difficoltà negli Stati Uniti di perseguire comportamenti o atti che possano rientrare nella libertà di opinione. La presenza nella Costituzione del Primo Emendamento consente a ogni singolo e a qualunque gruppo, anche i più estremisti come i neonazisti o i jihadisti, di poter diffondere liberamente le proprie convinzioni.
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