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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
22.09.2012 L'Occidente cambi rotta con l'islam
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «L'Occidente cambi rotta con l'islam»

Sul GIORNALE di oggi, 22/09/2012, a pag.19, con il titolo "L'Occidente cambi rotta con l'islam", Fiamma Nirenstein commenta le ultime vicende che hanno coinvolto un Occidente sempre pronto a scusarsi di fronte alle violenze di un islam che minaccia in maniera sempre più aperta il mondo democratico.
Ecco l'articolo:

Fiamma Nirenstein

Eppure resta in noi occidenta­li­un senso di incredulità prima an­cora che di orrore quando vedia­mo, come è accaduto ieri, che, col pretesto del misero film contro Maometto, il mondo si tinge di nuovo tutto quanto di rosso san­gue. Non possiamo fare a meno di chiederci per che cosa sono dun­que morti i 17 pakistani massacra­ti ieri a Lahore e a Karachi, per co­sa è stata messa a ferro e fuoco l'In­donesia, perchè proprio ieri un commando terrorista palestinese ha lasciato sul terreno un soldato israeliano nel Negev perdendovi anche tre dei suoi adepti, perchè Parigi è sotto assedio, perchè fino da noi a Roma, a Sydney in Austra­lia, e in Tunisia, in Libano, in Ye­men, e davanti all'ambasciata francese al Cairo si sventolano le bandiere nere di minaccia al no­stro mondo... in Oriente e in Occi­dente i musulmani in piazza san­no bene che noi, nel nostro mon­do, la stessa critica irridente che applichiamo alle loro icone le ap­plichiamo alle nostre, che gli ebrei si prendono in giro da soli da secoli, che film e rappresentazio­ni­artistiche di gusto svariato ripro­ducono Gesù, la Madonna, i San­ti, senza che nessuno gli dica quando e come farlo.
Ha fatto bene o male Charlie Hebdo , internet dovrebbe toglie­re il filmetto dal cyber space, il set­timanale tedesco Titanic che non pubblica ma approva le sue vignet­te... hanno, come dicono in molti, qualche colpa nell'ondata di vio­lenza che il mondo musulmano solleva adesso? La risposta è che non c'è colpa, semmai un senso di opportunità che tuttavia ciascu­no interpreta a suo modo, nell' esercitare il diritto alla propria li­bera opinione, e che tutte le colpe risiedono invece nell'uso della vio­lenza per rispondere a chi ti dise­gna, ti dipinge, ti immagina in ma­niera diversa da quella che tu vor­resti. Ma un paio di responsabilità ci sono invece, e serie, ma non so­no di Charlie Hebdo .
Ciò che piuttosto conduce sia il settimanale satirico sia chiunque poi si affidi a reazioni apparente­mente esagerate per rispondere alla prepotenza di un'imposizio­ne totalitaria, religiosa o laica che sia, è la mancanza di una più soli­da, culturalmente basata disponi­bilit­à del nostro mondo a affronta­re a fondo, con dignità e coraggio, il problema del nostro rapporto con l'islam, una grande religione che, nascendo e sviluppandosi, detta dignità e compattezza a un mondo frammentato, ma che og­gi nella sua componente politica ha un tratto di violenza e di conqui­sta comprovato da tante azioni, e che dal tempo in cui l'Afghanistan sotto il tallone russo ne fu liberato dai mujahidin e da Bin Laden, pen­sa, almeno in questa componen­te, che sia cominciato un tempo di reconquista mondiale. Che do­vremmo dunque fare per evitare
che
Charlie Hebdo diventi la ban­diera dell'Occidente libertario? Dovremmo prendere in mano questa bandiera sul piano cultura­le e su quello politico. Dalla fine del secolo scorso ha preso il so­pravvento, nonostante la voce po­tente del professore Bernard Lewis, la scuola storica di Edward Said, che ha letto la storia dell' Islam come una storia in cui l'Occi­dente non ha fatto altro che tenta­re di sopraffarne gli uomini e la fe­de. Niente di più falso. Nel VII se­colo il bacino mediterraneo era cristiano finchè non arrivò l'Islam dall'Arabia e conquistò la Palesti­na, la Siria, l'Egitto, il Nordafrica. Avanzò in Europa conquistando la Sicilia, la Spagna, il Portogallo, arrivando fino in Francia e in Ita­lia. Le navi giunsero fino a Ostia. Le Crociate, che è di moda dipin­gere come prima forma di impe­rialismo occidentale, furono un modo di rispondere alla Conqui­sta, quale che possa essere (e il mio è disgustato) il giudizio sul comportamento dei crociati in guerra. Questa fu solo la prima on­data, e la conquista si concluse se­coli dopo con l'ondata Ottomana.
Ci furono pascià turchi a Buda­pest e a Belgrado,
i musulmani as­sediarono Vienna: fino a tutto il XVII secolo l'Europa ha vissuto sempre sotto l'attacco musulma­no e fu ricacciandolo indietro che si avventurò nella reconquista .
L'Impero Ottomano dura dal 1299 al 1922, dunque 623 anni. Bi­sognerebbe ristabilire nella co­scienza pubblica la verità storica, togliere la vittimizzazione dell' Islam dalla testa nostra e degli isla­mici in primis, costruendo su un piano di parità un rapporto final­mente senza rancore da parte lo­ro.
In secondo luogo, la politica do­vrebbe finalmente agire. È stato comodo appoggiarsi ai vecchi dit­tatori alla Mubarak e poi inneggia­re alle rivoluzioni arabe: ma se mettessimo dinnanzi ai nostro oc­chi il faro dei diritti umani e civili e la libertà di opinione, potremmo forse avere la stessa luminosa ini­ziativa che portò Ronald Reagan, con l'emendamento che condizio­nava certi rapporti economici e commerciali alla libertà di movi­mento dei russi, a mettere l'Unio­ne Sovietica in scacco. Altro che il filmetto mostrato in questi giorni in cui Obama e la signora Clinton si scusano di nuovo e di nuovo.

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