Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Siria: fiorisce il mercato delle spose bambine le famiglie vendono per pochi soldi le figlie a mariti anziani e stranieri. Cronaca di Francesca Paci
Testata: La Stampa Data: 12 settembre 2012 Pagina: 19 Autore: Francesca Paci Titolo: «Spose-bambine. Le ultime vittime della guerra siriana»
Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 12/09/2012, a pag. 19, l'articolo di Francesca Paci dal titolo "Spose-bambine. Le ultime vittime della guerra siriana".
Quanto costa una giovane moglie siriana ai tempi della guerra civile tra il regime degli Assad e l’opposizione armata? La domanda, sottolinea cinicamente un acquirente su internet, è legata all’offerta. E con lo scontro tra Damasco e l’opposizione balzato a quota 35 mila morti e almeno 250 mila rifugiati c’è chi approfitta della dimensione del bisogno proponendosi come «marito» per soli 500 ryad sauditi, circa 105 euro, la metà del prezzo corrente fino a pochi mesi fa.
Il mercato delle spose bambine, denuncia il quotidiano degli Emirati The National, è la nuova frontiera dell’annichilimento umano nei campi profughi turchi, libanesi e giordani allestiti per tamponare la crisi siriana e appena omaggiati dalla visita dell’attrice Angelina Jolie.
«I genitori si sentono costretti a maritare le figlie agli stranieri perché è comunque u n’alternativa migliore alla vita nel campo profughi» scrive il columnist saudita Mohammed al Osaimi. Oggi centinaia di minorenni siriane, spesso addirittura under 15, vengono di fatto vendute a facoltosi uomini d’affari arabi esattamente come alcuni anni fa avveniva nei night club alla periferia di Damasco con le giovanissime rifugiate irachene (ma anche afghane), messe sul mercato dalle madri orgogliose di descriverle «adari» (in arabo vergine) per il corrispettivo di 35 euro l’ora o poco più. Anche in questo caso il matrimonio funge da copertura religiosamente corretta per il mercato del sesso ma il tramite stavolta è il web.
Le migliaia di messaggi nei forum raccontano quanto richiesta e offerta si rilancino a vicenda in una galassia fortemente marcata dalla misoginia. C’è chi cerca genericamente «ragazze siriane a scopo matrimonio», chi preferisce una certa zona di provenienza (al Mafraq, Amman, Ramtha, Irdib, Karak) e chi chiede l’assoluzione di una fatwa ad hoc. Ma a emergere è soprattutto la rotta della tratta, Arabia Saudita in testa e poi Turchia.
La guerra non ha mai pietà per nessuno, a cominciare dai più deboli. Secondo il Dipartimento di Stato Americano quella irachena del 2003 ha avuto tra gli effetti collaterali un’intensissimo traffico di baby prostitute verso i Paesi confinanti, specialmente del Golfo. La Siria 2012 non fa eccezione e l’eco lontano della primavera araba con le sue ambizioni democratiche rende ancora più sinistra la bramosia che filtra dall’Arabia Saudita, sponsor dei ribelli anti-Assad ma irriducibile nella repressione dei propri.
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