Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Talebani rapiscono 12 soldati pachistani e li decapitano cronaca di Guido Olimpio
Testata: Corriere della Sera Data: 02 settembre 2012 Pagina: 19 Autore: Guido Olimpio Titolo: «Video-choc dei talebani con 12 teste di soldati decapitati»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 02/09/2012, a pag. 19, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo "Video-choc dei talebani con 12 teste di soldati decapitati".
Guido Olimpio talebani
WASHINGTON — I tagliatori di teste non sono scomparsi. E non si nascondono nel Borneo. Decapitano ancora in Messico, celati dietro le maschere dei narcos. In Arabia Saudita, in omaggio alla legge islamica. E nell'inferno afghano-pachistano dove, negli ultimi giorni, si sono moltiplicati episodi feroci. L'ultimo è stato documentato da un filmato diffuso anche in Occidente. Un documento dove militanti islamisti mostrano le teste mozzate di una dozzina di soldati pachistani rapiti qualche giorno fa e assassinati. Dietro i trofei sono schierati alcuni ribelli. Ed uno di loro impugna una grossa ascia. Il boia con il volto coperto per non farsi riconoscere: un militante — è il sospetto — del gruppo di Maulana Fazlullah, una formazione coinvolta in duri combattimenti con l'esercito di Islamabad. La prova dell'eccidio, questa volta, è arrivata dagli stessi talebani pachistani. Uno dei portavoce, Sirajud Din, ha spedito il video all'agenzia Afp accompagnandolo con parole inequivocabili: «Grazie a Dio i mujahedin nella zona di Bajaur sono riusciti ad uccidere gli infedeli, i soldati del Pakistan. Molti di loro sono stati eliminati con i proiettili, 12 di loro però sono stati decapitati. Potete vedere qui le teste ed altre sono in arrivo». A ulteriore prova delle affermazioni i talebani hanno allegato i documenti di identità dei militari ed effetti personali delle vittime. Ma a Islamabad non avevano bisogno di quegli elementi. Sapevano già chi fossero i poveracci fatti a pezzi. Pochi giorni fa unità dell'esercito si sono mosse per bloccare il movimento degli insorti provenienti dalla valle di Swat. Sono scoppiati scontri intensi e, durante le operazioni, una pattuglia è stata catturata dai talebani. E sui soldati si è abbattuta la vendetta dei ribelli. La decapitazione ha un doppio significato. La punizione per chi è ritenuto un collaborazionista o una spia. L'ammonimento per gli altri a non seguire la stessa strada. L'esecuzione dei 12 segue altri episodi efferati. La strage dei 17 (2 donne e quindici uomini) condotta dagli abitanti di un villaggio insieme a un piccolo nucleo di insorti: massacro sul quale continuano a girare molte versioni. Quindi l'uccisione di un bambino. Una ritorsione — si racconta — all'arruolamento del fratello nell'esercito afghano. E poi attentati in serie. Ieri due: il primo all'esterno di una base americana in Afghanistan con una dozzina di vittime causate da due kamikaze; il secondo a Peshawar, 6 i morti. E la morte è arrivata ieri anche dal cielo. Un drone americano ha ucciso cinque presunti militanti sorpresi nel Waziristan del Nord. Raid con i quali la Cia e il Pentagono mantengono la pressione sull'asse qaedisti-talebani. Tattica che gli Stati Uniti hanno esteso, in modo massiccio, anche allo Yemen, altro quadrante teatro di incursioni a raffica nelle ultime settimane. Insieme alle esigenze operative contingenti, è probabile che gli Usa vogliano intensificare gli attacchi in vista delle presidenziali di novembre, una scadenza che i terroristi potrebbero usare per qualche azione spettacolare.
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