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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
29.08.2012 Il rabbino Ovadia Yosef e la sua importanza per il governo israeliano
cronaca di Rolla Scolari

Testata:
Autore: Rolla Scolari
Titolo: «E un rabbino di 91 anni decide sulla guerra all’Iran»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 29/08/2012, a pag. 12, l'articolo di Rolla Scolari dal titolo "E un rabbino di 91 anni decide sulla guerra all’Iran".


Ovadia Yosef          Bibi Netanyahu

Nella politica israeliana è ormai un rituale. Quando la leadership po­liti­ca deve prendere una decisione contra­stata, il premier di turno bussa a una porta del quartiere ultraortodosso Har Nof, a Ge­rusalemme. A rispondere c'è il rabbino Ovadia Yosef, 91 anni, nato a Bagdad. È l'ex rabbino capo sefardita d'Israele e il lea­der spirtuale del partito sefardita ultraor­todosso Shas, il terzo gruppo della coali­zione di Benjamin Netanyahu. Il pre­mier ha inviato venerdì scorso il suo consigliere per la Sicurezza na­zionale, Yaakov Amidror, a col­loquio con il rabbino Yosef. Presente all'incontro anche il capo del partito Shas e attuale ministro dell'Interno, Eli Yishai. Se Netanyahu sostiene un'azione unilaterale contro le installazioni nucleari iraniane, il mi­nistro e il suo partito non sono della stes­sa opinione. La loro posizione è legata an­che alle idee dell'anziano rabbino.
Negli anni, molti premier sono andati a bussare alla porta di Yosef, vestito in una pesante tunica nera e dorata, la barba bianca lunga fino al petto. «Quando a un politico occorre il sostegno di Shas va dal rabbino», spiega David Nachmias, esper­to di politica israeliana all'Interdiscipli­nary Center di Herzliya. La questione è le­gata a calcoli politici più che religiosi, in un Paese in cui comunque il confine tra
Stato e Chiesa non è netto. Il rabbino Ova­dia è importante perché è dietro le decisio­ni di Shas, e Shas è importante perché è al centro dello spettro politico e, nonostante la sua natura conservatrice e un elettorato di destra, si allea con partiti di diverso se­gno politico, garantendo la maggioranza agli esecutivi. Yitzhak Rabin consultò il rabbino sugli Accordi di Oslo; Ariel Sha­ron spedì nell'otto­bre del 2004 il suo mi­nistro della Difesa Shaul Mofaz per cer­care l'approvazione - negata - sul ritiro unilaterale da Gaza. Ehud Olmert visitò il rabbino prima delle presidenziali del 2007. È «un rituale» che «non conta nul­la per i laici, ma serve ai politici», spiega Avraham Diskin, professore di Scien­ze politiche all'Università ebraica di Geru­salemme.
Da decenni la posizione del rab­bino è capace di influenzare la politica, tanto che oggi Anshel Pfeffer, esperto di si­curezza del quotidiano Haaretz , scrive che il rabbino Yosef è «emerso come l'uni­co israeliano che può decidere se il Paese andrà o no in guerra». Nel 1991, ricorda Pfeffer, la sua voce contraria a una rispo­sta d'Israele ai missili iracheni su Tel Aviv, dopo l'inizio dell'operazione americana Desert Storm, fu cruciale per evitare un conflitto.
Netanyahu potrebbe sopravvivere an­che senza Shas, ma un«no»del leader spiri­tuale andrebbe a sommarsi ad altre impor­tanti
voci contrarie. Il presidente Shimon Peres ha da poco detto che Israele non può muoversi da solo contro Teheran. Le posi­zioni del rabbino Yosef non sono però sem­pre state chiare, moderate o tolleranti e i suoi messaggi sono spesso contrastanti e controversi. Nel 2001, definì gli arabi «ser­penti » e «formiche» e disse che era «proibi­to mostrare misericordia verso di loro. È necessario colpirli con missili per annichi­lirli. Sono cattivi e dannabili»,disse.E se ne­gli anni Settanta- ricorda Haaretz- dichia­rò che la santità della vita è più importante della completezza territoriale dello Stato d'Israele e negli anni Ottanta incontrò il raìs egiziano Hosni Mubarak che volle rin­graziarlo per gli sforzi in favore del proces­so di pace, nel 2010 attirò le ire di Washin­gton per aver pubblicamente pregato Dio di colpire i palestinesi con una pestilenza. Non è ancora chiaro cosa sia successo nei 45 minuti di incontro tra Ovadia Yosef e il consigliere di Netanyahu. Si sa soltan­to che il rabbino, il giorno seguente, nella sua lezione settimanale sulla Torah, ha fat­to implicito riferimento all'Iran: «Che Dio ostacoli i loro piani». E sabato, ha solleva­to polemiche quando ha chiesto ai fedeli di pregare, in occasione del capodanno ebraico, per la fine dei nemici di Israele, pensando all'Iran e al suo alleato libanese Hezbollah.

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