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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
18.08.2012 Proteste dei laici nei Paesi islamici della 'primavera'
cronaca di Rolla Scolari

Testata: Il Giornale
Data: 18 agosto 2012
Pagina: 15
Autore: Rolla Scolari
Titolo: «Nei Paesi islamici c’è chi dice no al Corano»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 18/08/2012, a pag. 15, l'articolo di Rolla Scolari dal titolo "Nei Paesi islamici c’è chi dice no al Corano ".


Rolla Scolari             Donne protestano in Tunisia

In queste ore il mondo islami­co celebra la festa di Aid El Fitr, che chiude il mese del digiuno sa­cro di Ramadan. Il digiuno è uno dei cinque pilastri dell'islam e nel mondo islamico non rispettarlo resta un tabù. In Paesi come Emi­rati Arabi, Kuwait, Arabia Saudita ci sono leggi che proibiscono di mangiare in pubblico durante i 30 giorni. In Egitto, dove alcuni risto­ranti restano chiusi fino al tramon­to, a luglio una fatwa- o editto reli­gioso - contro il mangiare in pub­blico ha fatto innervosire gli attivi­sti laici. In una cittadina del Ma­rocco, alcuni giovani sono stati ar­restati pochi giorni fa per aver mangiato e fumato di giorno per strada, andando contro l'articolo 222 del codice penale, che preve­de sei mesi di carcere e una multa a chi non rispetta il Ramadan in pubblico. Nella maggior parte dei Paesi islamici, dove la religione ha un posto centrale nel tessuto so­ciale e anche nella vita politica, le iniziative in favore della laicità so­no embrionali e isolate. Il Marocco- regno governato da una monarca che si considera di­scendente diretto di Maometto e da un esecutivo guidato da un isla­mista- è tra i Paesi meno conserva­tori dell'area. E lì, quest'anno, c'è chi ha fatto prove di laicità duran­te Ramadan. Un migliaio di attivi­sti ha organizzato infatti iniziative contro l'interdizione di mangiare in pubblico durante il giorno: una inedita provocazione chiamata Masayminch , non digiuniamo, in dialetto marocchino. In Marocco il dibattito sulla laicità è aperto da anni. Lo stesso accade nella vici­na Tunisia, già negli anni Sessan­ta all'avanguardia rispetto ai vici­ni musulmani nella secolarizza­zione della società. Dopo la rivolu­zione del 2011, con l'elezione di un governo islamista e l'aumento nelle strade di azioni violente da parte di gruppi musulmani radica­li, nel Paese ci sono state manife­stazioni in favore di uno Stato lai­co. Pochi giorni fa, centinaia di tu­nisine son­o scese in strada per pro­testare contro la proposta di un ar­ticolo della nuova Costituzione ­in stesura - in cui si parla di «com­plementarità » tra uomo e donna e non di uguaglianza tra i sessi. Le at­tiviste temono che la ratificazione di un tale articolo azzeri il Codice di Statuto personale del 1956, che in anticipo sui tempi annullava la poligamia, il ripudio e apriva al di­vorzio e al matrimonio civile. Nelle battaglie dei laici nei Pae­si i­slamici c'è da anni proprio quel­la per il matrimonio civile. In Liba­no, dove lo Stato conta ufficial­mente 18 comunità religiose di­verse, il problema va oltre la legge islamica. Non esistono nozze civi­li. E sono in aumento i matrimoni tra membri di diverse religioni, ob­bli­gati a prendere un aereo per po­tersi sposare davanti a un giudice, senza convertirsi. La destinazio­ne principale è Cipro - meta an­che di molti cittadini d'Israele, al­tro Stato della regione in cui non esiste il matrimonio civile. A Bei­rut - da cui nel 2011 sono partite verso Cipro 800 coppie - ci sono tour operator che si prendono cu­ra di tutto il pacchetto, dall'hotel alle noie burocratiche e aumenta­no i giovani che scelgono di spo­sarsi civilmente nonostante siano della stessa religione. In Egitto, Paese profondamen­te conservatore, una delle maggio­ri battaglie contro la presenza di leggi religiose nella società è stata combattuta dai Baha'i, religione nata nel XIX secolo in Persia. Nel 2009, dopo diversi procedimenti legali di fedeli Baha'i, il ministro dell'Interno egiziano ha decreta­to che anche membri delle «reli­gioni non riconosciute » potevano avere documenti di identità. Sulla carta d'identità egiziana, infatti, compare la religione, ma i funzio­nari del ministero accettavano sol­tanto di inserire musulmani, cri­stiani ed ebrei. Per anni, i Baha'i hanno rifiutato questa categoriz­zazione. E non hanno ricevuto do­cumenti, fondamentali per lavora­re, avere accesso all'educazione, alle pensioni, alla sanità pubbli­ca. Secondo Human Rights Wa­tch, il ministero dell'Interno egi­ziano non seguiva soltanto la leg­ge egiziana, ma la propria inter­pretazione della norma islamica, che impediva ai funzionari di rila­sciare documenti anche ai musul­mani convertiti al cristianesimo, considerati apostati dalla sharia.

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