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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
24.05.2012 Elezioni in Egitto, che cos'è peggio, dittatura militare o teocrazia ?
commento di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «L’Egitto sceglie fra islam e Occidente»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 24/05/2012, a pag. 17, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo "L’Egitto sceglie fra islam e Occidente".


Fiamma Nirenstein

È la prima volta nella storia che l’Egitto tiene libere elezioni, e tut­to il Medio Oriente, anzi, il mondo intero, trattiene il fiato. Si tratta del Paese arabo più potente e che vanta la tradizione millenaria dei faraoni; è l’ago della bilancia di quella zona esplosiva; è il Paese sunnita che,per i trent’anni di Mu­barak, ha fatto più di chiunque da muro allo strapotere iraniano e dell’islam militante;è anche l’uni­ca grande potenza araba che ab­bia tenuto fede alla pace stretta fra Sadat e Begin, e non è poco in un mondo dominato dall’odio per Israele. Adesso ecco che si presen­ta vo­lontariamente a un appunta­mento con la storia cui partecipa­no per la prima volta da attori pri­mari cinquanta milioni di cittadi­ni. Uno spettacolo epocale. Le ele­zioni parlamentari hanno portato in parlamento la bellezza del 75 per cento di eletti della Fratellan­za musulmana e dell’area salafita più estrema ma ciò non significa che al momento di muovere alcu­ni passi nell’inusitato mondo del­la libertà, debbano per forza vince­re le­elezioni a pre­sidente i suoi can­didati, Moham­med Morsi ( candi­dato ufficiale dei Fratelli) e Abul Fu­tuh, un islamista espulso dalla Fra­tellanza perché si è candidato anche lui. La gente, dalla ri­voluzione di piaz­za Tahrir, si è dovu­ta rendere conto che la strada era in­certa e scabra, che ogni passo faceva ricadere nel caos e nello strapotere al­trui oltre che nella miseria più dura. Intanto, a coman­dare ha sempre seguitato l’eserci­to, l’imperituro generale Tan­tawi, ministro della Difesa e presi­dente del Consiglio supremo del­le forze armate. L’esercito,e la gen­te lo sa, tiene occhiutamente in mano le maggiori leve e i mezzi del potere, e uno dei suoi rappre­sentanti, Ahmed Shafiq, corre per presidente. Ma il candidato che potrebbe meglio aiutare la giunta a mantenere l’ordine, è l’ex mini­stro degli Esteri di Mubarak e poi segretario della Lega araba Amr Mussa, un volpone panarabista, opaco e scaltro, chiaro soprattut­to su un punto: l’odio per Israele. Lui e Futuh sono le due facce che l’Egitto potrà alternativamente decidere di presentare al mondo: Mussa, l’uomo di esperienza, che darà all’Egitto mantenendo un buon rapporto con gli Usa e l’Euro­pa una qualche strada per la rico­struzione economica, per far tor­nare i turisti, che cercherà di evita­re l’odio delle masse distanzian­dosi dall’esercito, che anche se ha dichiarato che Israele è un avver­sario e il trattato deve essere rivi­sto, non si butterà in una guerra pazzoide e fanatica, almeno non ora. E che non consegnerà il Paese a un’ideologia iraniana. Futuh, o anche Morsi, sarebbero tutto il contrario, la loro mancanza di esperienza governativa li porterà a un atteggiamento che alienerà all’Egitto l’aiuto internazionale: l’imposizione della sharia, il velo alle donne, l’odio per gli ebrei e i cristiani non suoneranno certo in­vi­tanti per gli investitori o i visitato­ri. L’Iran ne sarebbe ben conten­to. Quindi, triste quanto lo può es­sere una simile considerazione, fra l’incudine e il martello della vecchia faccia di Mussa, anche peggiore del potere passato, e quelle nuove degli islamisti, me­glio immaginare gli antichi farao­ni che con i loro armigeri rimetto­no piede tramite Amr Mussa nella piramide, è il caso di dirlo, del po­tere. Sempre che la folla di fronte a una vittoria di questo genere non si rivolti di nuovo, ancora e anco­ra, in una lotta senza tregua con­tro l’esercito. Né si deve dimenti­care che il Parlamento è sotto mi­naccia di scioglimento per incosti­tuzionalità; che ancora non esiste una Costituzione che definisca i poteri del presidente, i Fratelli mu­sulmani chiedono (ovviamente) un regime parlamentare, e le mi­noranze chiedono un regime pre­sidenziale... Insomma ci sono mo­tivi, scuse, problemi istituzionali che possono intricarsi, e soprat­tutto, le masse che mai mai dai tempi dei Faraoni hanno cono­sciuto la democrazia, e non posso­no inventarsela in pochi mesi.
www.fiammanirenstein.com

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