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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
15.02.2012 Bangkok, catturati tre terroristi iraniani
potrebbero essere gli esecutori degli attentati alle ambasciate israeliane. Cronaca di Gian Micalessin

Testata: Il Giornale
Data: 15 febbraio 2012
Pagina: 14
Autore: Gian Micalessin
Titolo: «Terroristi iraniani presi a Bangkok. E Israele minaccia: faremo i conti»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 15/02/2012, a pag. 14, l'articolodi Gian Micalessin dal titolo "Terroristi iraniani presi a Bangkok. E Israele minaccia: faremo i conti ".


Mahmoud Ahmadinejad, Ehud Barak

Ora la guerra è ancora più vici­na. O almeno la rappresaglia d’Israele. Una rappresaglia che potrebbe colpire obbiettivi con­venzionali, ma anche qualche si­to nucleare iraniano. L’occasione e il pretesto ci sono già. A fornirli ci ha pensato lo sprovveduto trio di terroristi con passaporto iraniano che ha prima causato un’esplosio­ne accidentale nel covo di Ban­gkok dove custodiva una serie di ordigni e s’è poi fatto arrestare du­rante un tentativo di fuga altret­tanto maldestro. Una vicenda che è difficile non ricollegare agli at­tentati messi a segno lunedì con­tro la moglie dell’ambasciatore israeliano e Nuova Delhi e al falli­to attacco consumatosi - sempre lunedì - nella capitale georgiana Tbilisi.
L’episodio di ieri a Bangkok ri­schia però di diventare la pistola fumante capace di provare il coi­volgimento del regime di Teheran e d’inchiodarlo alle sue responsa­bilità. Le indagini della polizia thailandese potrebbero collegar­lo anch­e al piano terroristico sven­tato qualche settimana fa quando nell’abitazione di un libanese, le­gato al gruppo filoiraniano di Hezbollah, vennero ritrovate 4 tonnellate di esplosivo artigiana­le. Non a caso il ministro della dife­sa Ehud Barak ha già fatto capire di considerare Teheran e i suoi al­le­ati di Hezbollah come i mandan­ti degli attentati susseguitisi tra ie­ri e lunedì. «Iran e Hezbollah - ha dichiarato Barak - sono elementi terroristici senza pace che metto­no a rischio la stabilità della regio­ne e del mondo».
E a render tutto più difficile per Teheran contribuisce,da ieri,il ri­torno in piazza a Teheran dell’On­da Verde. Le dimostrazioni sono sfociate ieri sera in violenti scontri tra studenti e milizie basiji conclu­sisi con decine di arresti.
La vicenda che rischia di porta­re allo scontro Iran e Israele inizia ieri mattina a Bangkok quando una potente deflagrazione scoper­chia un’abitazione. Subito dopo le telecamere di sorveglianza del quartiere riprendono tre uomini in fuga. Quando le macchine del­la polizia circondano la zona,
il pri­mo dei tre cerca di fermare un taxi.
L’autista blocca la portiera e il fu­g­gitivo gli lancia contro una bomba a mano, ferendo lui e tre passanti. A quel punto la polizia è tutt’attor­n­o e il fuggitivo lancia un altro ordi­gno.
Anche stavolta la mossa è in­felice.
La bomba rimbalza contro un albero e gli esplode a meno di un metro, mozzandogli la gamba destra all’altezza del ginocchio. Poi la verità incomincia a venire a galla. Un passaporto iraniano tro­v­ato nel covo scoperchiato identi­fica il bombarolo ferito come Sa­eid Moradi. E più tardi la polizia blocca all’aeroporto Mohummad Hazaei, un altro iraniano in pro­cinto d’imbarcarsi su un volo per la Malesia subito identificato co­me il secondo componente del ter­zetto in fuga.
Indizi ancor più interessanti sal­ta­no fuori dalle rovine del covo af­fittato dai bombaroli. Lì gli artifi­cieri della polizia trovano due or­digni a forma di radio contenenti mezzo chilo di tritolo ciascuno de­­scritti dal generale Prewpan Da­mapong, capo della polizia thai­landese, come «bombe magneti­che da attaccare alle automobili». Esattamente lo stesso tipo d’ordi­gno utilizzato a Nuova Delhi dal commando terrorista che lunedì mattina ha fatto esplodere un’au­to della rappresentanza israelia­na ferendo gravemente la moglie dell’ambasciatore e altri tre diplo­matici.
La tipologia dell’ordigno sem­bra quasi nascondere un messag­gio simbolico. Lo stesso tipo di bomba era stata usata finora per eliminare alcuni dei più importan­ti scienziati nucleari iraniani. La decisione di usarle per colpire ob­biettivi israeliani serve forse a far
capire che Teheran è pronta a ri­spondere con gli stessi mezzi. Ma di certo Israele non resterà a guar­dare. E così di rappresaglia in rap­presaglia la guerra capace d’in­cendiare il Medio Oriente si fa sempre più probabile e sempre più vicina.

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