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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
14.02.2012 A Gerusalemme, il nuovo libro di Fiamma Nirenstein
La recensione di Elena Loewenthal

Testata: La Stampa
Data: 14 febbraio 2012
Pagina: 35
Autore: Elena Loewenthal
Titolo: «Sapessi com’è strano sentirsi malinconici a Gerusalemme»

Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 14/02/2012, a pag. 35, l'articolo di Elena Loewenthal dal titolo "Sapessi com’è strano sentirsi malinconici a Gerusalemme".


Fiamma Nirenstein, A Gerusalemme (ed. Rizzoli), Elena Loewenthal

“Gerusalemme fa girare la testa a chiunque»: comincia così A Gerusalemme (Rizzoli, pp. 214, 18), con questa strana ma innegabile verità, il nuovo libro di Fiamma Nirenstein. È vero, fa girare la testa. Forse perché è l’unico posto al mondo che ti azzanna con la nostalgia quando sei ancora lì. Lontani, il rimpianto di non esserci diventa più dolce, quasi malinconico. Ma di fronte a quel paesaggio, al carico che la città si porta addosso, la nostalgia è feroce, inguaribile: ci sei e sai che non l’afferri. Che ti sfugge se non altro perché Gerusalemme ha anche un altro primato: un nome duale che è lo specchio della sua doppia natura. Gerusalemme è città di terra ma anche città celeste. Da che mondo è mondo, e secondo la tradizione ebraica il mondo è mondo da quando è cominciato qui, Gerusalemme è doppia. Ma è anche confine fra il deserto e il suo contrario, frontiera nitida che segna l’inconciliabilità dei due universi su cui la città si affaccia: il Mediterraneo, terra addomesticata da una parte, il deserto di Giudea e l’abisso del Mar Morto dall’altro.

Nirenstein racconta questa città intrecciandone la storia e il presente con la propria esperienza personale: ne esce una scrittura appassionata, piena di vita. Di amore e di dolore, che poi sono anche gli ingredienti principali di Gerusalemme, trasudano dalla sua pietra chiara, luminosa come nessun’altra. E da quel cielo che, fuor di ogni retorica, è diverso da qualunque altro cielo del mondo. Non tanto per il colore quanto per l’aria, che ha qualcosa di speciale dentro. È una città molto più complessa e inafferrabile di quanto non ci si immagini e questo libro aiuta, se non a capirla, certo a vederla. Nel passato più lontano, nei tremendi malintesi del presente («Nel luglio del 2000, il nono giorno del summit di Camp David, Arafat se ne uscì con una novità assoluta: a Gerusalemme non c’è traccia del Tempio degli ebrei, esso è un mito, non è mai esistito» - la mistificazione tiene ancora), negli incroci inevitabili. Nella fascinazione irresistibile, come quella del beduino che vive giù nel deserto a pochi chilometri dalla città, forse ci è stato una volta tanti anni fa ma poco importa, gli basta indicarla col dito e sapere che esiste, lassù.

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