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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
05.02.2012 Che follia definire moderati i Fratelli Musulmani
Il commento di Fiamma Nirenstein

Testata:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Che follia definire moderati i Fratelli Musulmani»

Sul GIORNALE di oggi, 05/02/2012, a pag. 13, con il titolo " Che follia definire moderati i Fratelli Musulmani", Fiamma Nirenstein confuta l'immagine che su gran parte dei giornali viene data dei Fratelli Musulmani.
Ecco l'articolo:


Fratelli Musulmani                                    Fiamma Nirenstein

Il mondo europeo e americano, do­po essersi dichiarato a iosa colpevo­le di non aver capito nulla, di non aver saputo prevedere le rivoluzioni ara­be, adesso cerca una pericolosa scorcia­toia: individuare nei Fratelli Musulma­ni, i grandi vincitori dello scuotimento, un interlocutore plausibile, aperto, per­fino moderato. Basta frequentare le riu­nioni ( recentemente per esempio quel­la delle commissioni estere convocata dall’UE) in cui si discutono i futuri rap­porti con i nuovi poteri, per capire che il maggiore desiderio dei funzionari e dei politici addetti è avviare subito il previ­sto nuovo «piano Marshall»che dovreb­be aiutare lo sviluppo della democra­zia. Non importa se dopo la mancata «pri­mavera araba» aiuteremo la «primave­ra islamista». La conseguenza, ci rac­contiamo, buoni rapporti con un inte­resse pratico nel petrolio, e un interesse morale di lunga durata. Ma si tratta di una pura illusione: i Fratelli Musulma­ni non si cambiano, non si comprano, non si dividono. E sono una forza abitua­ta da una lunga tradizione a fare pruden­ti, cautissimi conti con amicizie e inimi­cizie alterne, ma alla fine sempre con l’occhio al califfato mondiale. È dal 1938 che lo ripetono col loro fondatore Hassan Al banna: «Allah è il nostro obiettivo, il Profeta il nostro leader, il Co­rano la nostra legge, la Jihad la nostra strada, morire sulla strada di Allah la no­stra più grande speranza». Molte fatwe nel tempo, mentre la Fratellanza se la ve­deva con dittatori che ora volevano usarli, ora li mettevano in prigione e li uccidevano, lo hanno confermato. Yus­sef Al Qaradawi, lo stesso clerico che ha cacciato i bloggers da piazza Tahrir, dis­se durante la guerra in Iraq che per i mu­sulmani era un obbligo morale uccide­re i cittadini americani. Hamas ha appe­na riaffermato la necessità religiosa di uccidere gli ebrei e combattere l’Occi­dente cristiano, e le promesse di stragi trovano conferma nell’appartenenza e varie branche della Fratellanza (come Al Qaeda) dei maggiori terroristi: Bin La­den, Ayman al Zawahiri, Khalid Sheich Muhammed, Anwar al Awlaki, lo sceic­co Yassin, vengono tutti di là.
Ma che fare dunque,si chiede l’Euro­pa? Essi sono comunque ovunque, con sfumature nazionali diverse, i grandi vincitori della rivoluzione. Un’Interna­zio­nale grandiosa sostituirà il panarabi­smo dal Marocco al Golfo. La loro vitto­ria in Egitto, Fratelli e Salafiti al 75 per cento del parlamento, in Tunisia (con Ennahda, certo dal volto più umano, ma dal carattere integralista evidente), in Libia dove Al Qaeda è in agguato co­me anche in Yemen, pronti alla lotta in Giordania, ingaggiati in una disperata battaglia (insieme ad altre forze) contro il dittatore Assad in Siria, sapientemen­te ingaggiati in una larga diplomazia da parte della Turchia, essi hanno al mo­mento senz’altro superato largamente l’asse sciita, costituita dall’Iran, la Siria,
il Libano degli hezbollah. L’Arabia sau­dita naturalmente gioisce. Intanto Ha­mas, mentre cambia casa lasciando Da­masco, segnala che il fronte sunnita del­la Fratellanza è quello prescelto. Anche il suo incontro, proprio oggi, con Fatah si svolge, inedito, in Qatar. La nuova Fra­tellanza vincente cerca di mostrare, mentre si aspetta l’aiuto attivo dell’Oc­cidente, un volto urbano, appunto «mo­derato »,l’aggettivo favorito delle diplo­mazie europee, clintoniane e dell’Onu. I sensi di colpa, molto ben basati, per avere per decenni sostenuto dittatori che hanno schiacciato i popoli musul­mani, ci portano oggi verso il sostegno di una forza che farà indossare il velo al­le donne, opprimerà le differenze ses­suali e politiche, aggredirà la pace con Israele. Dice una mia amica araba: «Voi ci abbandonate nelle mani della Fratel­l­anza Musulmana come ci metteste nel­le mani dei dittatori».
Insomma, se da una parte, imbelli e confusi, non riusciamo a salvare la vita alla migliaia di vittime di Assad e neppu­re a produrre una risoluzione decente del Consiglio di Sicurezza, prepariamo, dall’altra, una nuova trappola per i po­poli arabi.

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