Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Gli osservatori della Lega Araba iniziano la loro missione in Siria ma nessuno crede alla loro affidabilità. Cronaca di Alix Van Buren
Testata: La Repubblica Data: 29 dicembre 2011 Pagina: 19 Autore: Alix Van Buren Titolo: «Siria, l'opposizione contro gli osservatori della Lega araba»
Riportiamo da REPUBBLICA di oggi, 29/12/2011, a pag. 19, l'articolo di Alix Van Buren dal titolo "Siria, l'opposizione contro gli osservatori della Lega araba".
Lega Araba Bashar al Assad
L'articolo mette in rilievo tutte le critiche fondate ricevute dalla delegazioni di osservatori della Lega Araba in Siria. Chissà che questo non significhi che anche il quotidiano diretto da Ezio Mauro stia aprendo gli occhi sull'inverno islamista e sulla situazione in Siria. Ecco il pezzo:
La missione della Lega araba in Siria esordisce sotto una salva di accuse incrociate. I primi 60 osservatori, inviati a monitorare il rispetto del Piano di pace arabo nel tentativo di disinnescare la crisi, varcano l'ingresso di Bab Amro e Bab Sebaa, i quartieri libelli di Horns. Poi raggiungono Hama, Idlib e Dera'a, gli altri focolai della protesta. E subito dall'opposizione si levano critiche: «Gli osservatori sono pochi, scortati dai ba'athisti, e ingannati dalle apparenze». Il piano arabo, sottoscritto dalla Siria, prevede il ritiro delle forze militari, la liberazione dei prigionieri, e l'avvio di un dialogo con l'opposizione. Il governo annuncia il rilascio di 755 detenuti «coinvolti negli scontri». Però, mentre gli osservatori ispezionano le prigioni, Human Rights Watch sospetta che molti siano stati trasferiti nelle carceri militari, escluse dai sopralluoghi. All'inizio, i militanti sbarrano il passo agli inviati della Lega, contrariati dalla presenza di un ufficiale siriano: «Dovete incontrare i feriti e i familiari delle vittime, non i rappresentanti del potere», protestano. Poco dopo, le barricate cadono. Migliaia di persone sono scese per le strade di Horns, alla vigilia, disperse con gas lacrimogeni. L'Osservatorio siriano dei diritti umani, di base a Londra, calcola almeno nove morti ieri nel Paese, fra cui quattro soldati. Il Consiglio nazionale siriano, con sede a Istanbul, respinge la missione araba e chiede l'intervento dell'Onu. In serata il capo della missione, il generale sudanese Mustafa alDabi, offre un resoconto di segno opposto: è «rassicurato», dice, da quel che ha visto: «In alcuni posti la situazione non era buona, ma nulla di spaventoso. C'era calma, niente scontri». Un invito alla cautela viene da Haytham Manna, uno dei più fieri avversari del regime, leader del Comitato per un cambiamento democratico. Interpellato dal New York Times, giudica le critiche affrettate: «Alcuni vogliono seppellire l'iniziativa araba ancor prima che sia applicata. Già puniscono gli osservatori meno di24 ore dal loro arrivo». Dall'estero, la Russia chiede alla Siria «piena collaborazione». La Francia, invece, scarta le rassicurazioni del generale: «è troppo presto per giudicare la realtà».
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