Chi sta affamando davvero Gaza Video di Naftali Bennett a cura di Giorgio Pavoncello
Chi sta affamando Gaza? Gli aiuti alimentari da Israele alla popolazione della Striscia sono aumentati ormai del 40% rispetto al periodo pre-bellico. Eppure continuiamo a vedere scene di persone affamate che si accalcano per accaparrarsi il cibo. La realtà è che Hamas usa gli aiuti alimentari come strumento per assoggettare la popolazione. Un video dell'ex premier Naftali Bennett (tradotto con intelligenza artificiale) pieno di dati e prove, ve lo dimostra.
'I talebani di per sé non sono nostri nemici' Se lo dice Joe Biden possiamo essere sicuri che è vero il contrario
Testata: Il Foglio Data: 22 dicembre 2011 Pagina: 1 Autore: Redazione del Foglio Titolo: «Ostili ma domabili»
Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 22/12/2011, in prima pagina, l'articolo dal titolo "Ostili ma domabili".
Joe Biden mentre pensa alla prossima sciocchezza da dire?
Milano. Il passo è stato breve: il vicepresidente americano, Joe Biden, ha dichiarato in un’intervista a Newsweek che “i talebani di per sé non sono nostri nemici” e il giorno dopo il Washington Times titolava: “I buddies di Biden”, gli amichetti di Biden. C’è chi ha tentato di derubricare la questione definendola “una delle tante gaffe” del vicepresidente, mentre il portavoce della Casa Bianca spiegava che Biden si riferiva alla nota distinzione tra i talebani e al Qaida: l’operazione non è riuscita. E’ più probabile che, in ristrettezze economiche e strategiche, con il deterioramento del rapporto con il Pakistan, la normalizzazione dei rapporti con i talebani sia l’“exit strategy” dall’Afghanistan. Biden da sempre sostiene che quella guerra non si può vincere, che si devono ripulire i santuari di al Qaida e poi negoziare con i talebani, che sono una forza inestirpabile. L’uccisione di Osama bin Laden ha dato nuova energia a questa visione. Nel frattempo però l’idea che trattare con il nemico non sia così oscena come poteva apparire anche solo nel 2009, quando il presidente Barack Obama decise un surge delle truppe (quell’incremento è stato riassorbito dal ritiro in corso), s’è imposta anche al dipartimento di stato. “Vogliamo combattere e parlare”, ha ribadito lunedì la portavoce, Victoria Nuland. I colloqui sono in corso da tempo, esiste anche una lista di talebani “buoni” con cui la diplomazia americana dialoga (molti hanno preso gli incentivi e sono tornati “cattivi”), ed è ormai prossima l’apertura di un ufficio di rappresentanza dei talebani in Qatar. Non c’è accordo su chi lo dovrà dirigere, ma i sostenitori di questa iniziativa sono stanchi di sentir parlare di “colloqui segreti”: sono colloqui alla luce del sole. L’obiettivo è normalizzare i talebani, trattarli come una forza sì ostile, ma domabile, locale, soltanto di passaggio affiliata al jihad internazionale. Per i detrattori Obama sta trattando la resa.
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