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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
22.12.2011 'I talebani di per sé non sono nostri nemici'
Se lo dice Joe Biden possiamo essere sicuri che è vero il contrario

Testata: Il Foglio
Data: 22 dicembre 2011
Pagina: 1
Autore: Redazione del Foglio
Titolo: «Ostili ma domabili»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 22/12/2011, in prima pagina, l'articolo dal titolo "Ostili ma domabili".


Joe Biden mentre pensa alla prossima sciocchezza da dire?

Milano. Il passo è stato breve: il vicepresidente americano, Joe Biden, ha dichiarato in un’intervista a Newsweek che “i talebani di per sé non sono nostri nemici” e il giorno dopo il Washington Times titolava: “I buddies di Biden”, gli amichetti di Biden. C’è chi ha tentato di derubricare la questione definendola “una delle tante gaffe” del vicepresidente, mentre il portavoce della Casa Bianca spiegava che Biden si riferiva alla nota distinzione tra i talebani e al Qaida: l’operazione non è riuscita. E’ più probabile che, in ristrettezze economiche e strategiche, con il deterioramento del rapporto con il Pakistan, la normalizzazione dei rapporti con i talebani sia l’“exit strategy” dall’Afghanistan. Biden da sempre sostiene che quella guerra non si può vincere, che si devono ripulire i santuari di al Qaida e poi negoziare con i talebani, che sono una forza inestirpabile.
L’uccisione di Osama bin Laden ha dato nuova energia a questa visione. Nel frattempo però l’idea che trattare con il nemico non sia così oscena come poteva apparire anche solo nel 2009, quando il presidente Barack Obama decise un surge delle truppe (quell’incremento è stato riassorbito dal ritiro in corso), s’è imposta anche al dipartimento di stato. “Vogliamo combattere e parlare”, ha ribadito lunedì la portavoce, Victoria Nuland.
I colloqui sono in corso da tempo, esiste anche una lista di talebani “buoni” con cui la diplomazia americana dialoga (molti hanno preso gli incentivi e sono tornati “cattivi”), ed è ormai prossima l’apertura di un ufficio di rappresentanza dei talebani in Qatar. Non c’è accordo su chi lo dovrà dirigere, ma i sostenitori di questa iniziativa sono stanchi di sentir parlare di “colloqui segreti”: sono colloqui alla luce del sole. L’obiettivo è normalizzare i talebani, trattarli come una forza sì ostile, ma domabile, locale, soltanto di passaggio affiliata al jihad internazionale. Per i detrattori Obama sta trattando la resa.

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