Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
La scena si ripete spesso sugli autobus di linea. Urla, insulti, da parte di qualche signore con barba e cappello, poi la donna o scende dal mezzo o si accomoda in fondo al bus. E´ questa la legge imposta dagli ultra-ortodossi sui mezzi pubblici che frequentano, una rigida segregazione sessuale insieme ad altre strette osservanze religiose: gli uomini salgono e scendono dalla porta anteriore, le donne da quella posteriore. Un´imposizione lesiva dell´onore delle donne e in generale di tutti coloro, uomini e donne, che non accettano i codici ultra-ortodossi come regola di vita ma che gli Haredim portano avanti con convinzione anche se una sentenza della Corte Suprema israeliana ha stabilito lo scorso gennaio - dopo anni di polemiche che hanno contrapposto religiosi, scrittori, gruppi di femministe e non solo - che è illegale la segregazione sui mezzi pubblici. Ma con un marchiano compromesso ha stabilito anche che, invece, è possibile "su base volontaria", cioè se la donna accetta volontariamente di sedersi in fondo al bus. Opporsi non è né semplice né facile. Ma Tanya Rosenbilt l´ha fatto - esattamente come Rosa Parks, la figura-simbolo del movimento per i diritti civili statunitense, che rifiutò nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco - e la ragazza l´ha raccontato sul suo profilo Facebook ricevendo in poche ore migliaia di messaggi di solidarietà, fra cui spicca quello della signora Tzippi Livni, la leader dell´opposizione paladina della "laicità" della società civile. Gli ebrei ultraortodossi sono i principali fruitori dei mezzi pubblici, riescono ad essere "massa critica" e imporre alle compagnie pubbliche o private il loro diktat. Difficile vedere pubblicità con protagoniste femminili o di prodotti femminili sui bus, alle fermate, lungo i percorsi. Una compagnia pubblica l´anno scorso voleva offrire mini-schermi nei sedili collegati a internet per ingannare le lunghe percorrenze, ne è nata una polemica con minaccia di boicottaggio se i mezzi fossero entrati in servizio: Internet è «contaminato dal sesso». Imposizioni di vario genere contro cui protesta la popolazione "laica" ma che - specie dove la presenza ultraortodossa è significativa - si sta facendo largo, il peso della religione nella società civile è diventato molto significativo e in alcuni casi estremo. Già da tempo si segnalano inoltre sistematici atti di vandalismo da parte degli ultra-ortodossi contro cartelloni e immagini per le strade, che ritraggono donne. Gli Haredim stanno anche cercando di far passare la separazione tra uomini e donne nei ranghi dell´esercito. Anche negli ospedali pubblici ci sono casi di entrate e sale d´attesa separate per sesso. Tutto ciò desta preoccupazione nel futuro soprattutto nella componente laica della società israeliana, anche perché gli ultraortodossi - secondo le proiezioni del Central Bureau of Statistics di Israele - sono in forte crescita demografica. La Rosa Parks d´Israele in questo 2011 è una ragazza di 28 anni, tranquilla, serena, per nulla scossa dalla disavventura. Non è la prima donna che si oppone alla segregazione sessuale sui mezzi pubblici, ma è la Prima che ha vinto la battaglia: il pullman è ripartito e i contestatori sono scesi. Lo scorso venerdì mattina è salita sul bus 451 a Ashdod - una delle città costiere d´Israele - diretta a Gerusalemme. Ma dopo poche fermate sono saliti due passeggeri ultraortodossi che non appena l´hanno vista seduta sui sedili anteriori hanno cominciato a inveire, urlando a "quella" di spostarsi sul fondo del bus, bloccando la porta del mezzo pubblico. La scena è andata avanti per circa mezzora e quando gli altri passeggeri hanno cominciato a lamentarsi per il ritardo, l´autista ha chiamato la polizia. Tanya ignorando gli epiteti che le fioccavano addosso, ha resistito a tutti i tentativi di costringerla a passare nella parte posteriore, oppure a scendere a terra, mentre l´autobus veniva minacciosamente circondato da dimostranti ortodossi. Negli ultimi anni gli Haredim sono riusciti ad imporre la segregazione per sessi nei pullman che collegano i loro insediamenti, ma in questo caso si trattava invece di un normale autobus di linea. Sul posto è arrivato un poliziotto, che ha prima chiesto a Tanya se voleva «volontariamente» sedersi dietro, ottenutone un diniego l´agente non ha potuto che constatare l´accaduto. Decisivo l´intervento degli altri passeggeri che a quel punto hanno iniziato a protestare e chiedere che il bus ripartisse per la sua destinazione. Con Tanya seduta sui sedili anteriori dell´autobus, mentre i due passeggeri religiosi sono rimasti sul marciapiede a inveire e maledire. In un tiepido mattino di dicembre Tanya, forse senza saperlo, è diventata il simbolo dei diritti delle donne d´Israele.
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