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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
08.12.2011 La Russia schiera navi da guerra nel Mediterraneo in difesa del dittatore siriano
mentre gli Usa sono pronti a pressioni sempre più forti. Cronaca di Fausto Biloslavo

Testata:
Autore: Fausto Biloslavo
Titolo: «Usa e Russia si sfidano in mare per Assad»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 08/12/2011, a pag. 15, l'articolo di Fausto Biloslavo dal titolo "Usa e Russia si sfidano in mare per Assad  ".


Barack Obama, Vladimir Putin

Le navi da guerra americane e russe mostrano i muscoli nel Medi­terraneo. Il braccio di ferro navale è un messaggio alla Siria: gli Usa so­no pronti a pressioni sempre più forti su Damasco e la Russia difen­de il presidente Bashar al Assad. Una volta la chiamavano «politica delle cannoniere».
Due giorni fa è salpata una pos­sente squadra navale russa della flotta del nord, dal porto di Severe­mork, nel Mar Artico. La portaerei Admiral Kuznetzov e la nave anti­sommergibili Admiral Ciaba­nenko, accompagnate dalla scorta e da navi cisterna, sono dirette nel Mediterraneo. L’ammiragliato di Mosca sostiene che l’esercitazio­ne è prevista da tempo e non riguar­da la situazione in Siria. La squa­dra, però, attraccherà anche a Tar­tus, lo strategico porto siriano uti­lizzato dai russi fin dai tempi del­l’Unione Sovietica. I media egiziani hanno rivelato che nelle ultime ore sono passate attraverso il canale di Suez verso il Mediterraneo orientale navi da guerra Usa. La tv satellitare Al Ara­biya parla addirittura di un som­mergibile nucleare. «La mobilita­zione di unità navali da parte delle grandi potenze ha lo scopo di fare pressioni e raggiungere un obietti­vo politico »ha spiegato all’agenzia di stampa AdnKronos, Sameh Saif al Yazel,ex numero due dell’intelli­gence egiziana, riferendosi alla Si­ria. Il 20 novembre era già passata per Suez la portaerei americana George Bush, proveniente dal­l’Oceano Indiano, che cinque gior­ni dopo ha attraccato a Marsiglia. A Tartus era già attraccata una frega­ta russa. Non è chiaro quando arri­verà la squadra navale salpata dal Mar Artico, ma la concentrazione di forze navali è attratta dalla crisi si­riana.
Secondo al Yazel, l’obiettivo americano è «spingere Damasco ad accettare le richieste della Lega
Araba (stop alle violenze e osserva­tori internazionali nda), che godo­no del consenso internazionale. In caso di rifiuto è possibile ricorrere alle armi bombardando siti milita­ri o imponendo una “no fly zone” per proteggere i civili». La richiesta di zone di non sorvolo o cuscinetto sulle frontiere siriane è un cavallo di battaglia degli oppositori del go­verno di Damasco scesi in piazza negli ultimi nove mesi. Martedì a Ginevra il segretario di Stato ameri­cano, Hillary Clinton, ha incontra­to sei esponenti in esilio del Consi­glio nazionale siriano, che si batte per rovesciare il presidente Assad. Mosca e Pechino vedono come fumo negli occhi qualsiasi inter­vento militare, come in Libia, nella crisi siriana e i russi vogliono riba­dirlo inviando navi da guerra.
Ieri la Turchia ha annunciato nuove sanzioni commerciali con­tro
la Siria grazie a una tassa del 30% sulle importazioni da oltre­confine. Il governo di Ankara non ha mai escluso la creazione di una zona cuscinetto per i profughi (so­no già 7500 in Turchia) e per il Libe­r­o esercito siriano composto da di­sertori.
Il loro capo, il colonnello Ri­y­adh al Asaad avrebbe trovato rifu­gio proprio in Turchia, anche se i miliziani anti regime si infiltrano pure dal Libano e dalla Giordania. Negli ultimi giorni Damasco ha risposto ai venti di guerra con una grande esercitazione militare alla presenza del ministro siriano della Difesa, Dawoud Rajha. Ieri il presi­dente Assad, in una rara intervista rilasciata alla tv americana Abc , ha dichiarato che si farà da parte se «mi accorgerò che il sostegno po­polare nei miei confronti è calato ». Alla fine ha contestato che la san­guinosa repressione abbia provo­cato 4mila morti fra i civili. Secon­do Assad, almeno 1100 erano sol­dati o poliziotti.

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