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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
02.12.2011 Iran, anche l'Italia richiama l'ambasciatore
Cronaca di Luigi Offeddu

Testata: Corriere della Sera
Data: 02 dicembre 2011
Pagina: 16
Autore: Luigi Offeddu
Titolo: «Iran, anche l'Italia richiama l'ambasciatore»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 02/12/2011, a pag. 16, l'articolo di Luigi Offeddu dal titolo "Iran, anche l'Italia richiama l'ambasciatore".


Giulio Terzi                Alberto Bradanini, ambasciatore italiano in Iran

BRUXELLES — Anche l'Italia, come la Germania, la Francia e altri Paesi, ha richiamato per consultazioni il proprio ambasciatore a Teheran, in segno di protesta per l'assalto all'ambasciata britannica. Non è, o non è ancora, la rottura delle relazioni diplomatiche: ma un «segnale chiaro e condiviso», come ha detto il neoministro degli esteri Giulio Terzi di Sant'Agata, al suo debutto a Bruxelles per il Consiglio dei ministri degli esteri europei.
L'attacco alla rappresentanza diplomatica di Londra in Iran viene assimilato a un attacco rivolto contro tutta l'Unione Europea. Per Bruxelles, è necessaria perciò una risposta comune, e anche a questo serviranno le consultazioni con i diplomatici richiamati in patria da alcuni Paesi. Non c'era sul tavolo una richiesta o un obbligo di agire tutti così, ha precisato l'alto rappresentante Ue per gli affari esteri, Catherine Ashton, sempre prudentissima: ma c'era sì l'auspicio di mostrarsi in un modo o nell'altro solidali con Londra. Più tardi, si deciderà tutti insieme che cosa fare. Nello stesso tempo, vengono rese più severe le sanzioni già in corso e se ne preparano di nuove, anche nel settore energetico, senza però arrivare all'embargo petrolifero totale, che Paesi economicamente più fragili come la Grecia non vogliono.
A pochi giorni dalla scene selvagge di Teheran, il Consiglio dei ministri degli esteri era un'occasione attesa e insieme temuta da tutti: e la paura era quella di sempre, che l'Europa si confermasse divisa e incerta. Non lo ha fatto, ma la risposta alla sfida iraniana è per forza di cose parziale e interlocutoria: non si sa ancora chi abbia promosso l'assalto all'ambasciata («non vi sono indicazioni che sia stato il governo iraniano», ha detto ieri in un'intervista il vicepresidente americano Joe Biden), e la scena politica dentro e intorno all'Iran continua a essere assai nebulosa. La stessa Cina se n'è detta preoccupata. E anche la Germania, per ragioni completamente opposte: ieri la sua magistratura ha aperto un'inchiesta su un presunto piano terroristico, che nel caso di un attacco militare occidentale all'Iran mirerebbe a colpire le basi americane in terra tedesca.
Quanto alle sanzioni, il Consiglio dei ministri degli esteri ha congelato gli averi di 143 nuove società iraniane, e ha bloccato i visti d'ingresso nella Ue ad altre 37 persone. Secondo il ministro Terzi, presto «si discuterà di misure sull'energia, ma su quali specifici settori è prematuro dirlo». Perché bisogna, ha detto ancora, «accrescere la pressione sull'economia iraniana per convincere la dirigenza che la strada del dialogo è l'unica possibile», e però «l'impatto delle sanzioni sulla nostra economia è un aspetto fondamentale, più le pressioni si accrescono, più la nostra attenzione ed i nostri scrupoli sono evidenti».

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