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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
14.11.2011 Siria, attaccate le ambasciate dei Paesi della Lega Araba
Cronaca di Cecilia Zecchinelli

Testata: Corriere della Sera
Data: 14 novembre 2011
Pagina: 21
Autore: Cecilia Zecchinelli
Titolo: «Siria, ambasciate sotto assedio»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 14/11/2011, a pag. 21, l'articolo di Cecilia Zecchinelli dal titolo " Siria, ambasciate sotto assedio ".


Bashar al Assad, Lega Araba

L'ultimatum a Damasco lanciato sabato dalla Lega Araba non è caduto nel nulla, a differenza dei mille richiami e minacce internazionali nonché degli impegni firmati con l'organismo del Cairo da Bashar Al Assad, il 2 novembre, per mettere fine alla repressione. La decisione di sospendere la Siria dalla Lega da mercoledì prossimo, se quegli impegni resteranno ignorati, ha suscitato forti reazioni nel Paese, di segno opposto. La «piazza» pro-regime ha risposto con rabbia: sabato notte in migliaia hanno assalito le ambasciate di Arabia Saudita, Qatar e Turchia a Damasco, i consolati di Parigi e Ankara a Latakia e Aleppo. Ieri, mentre le sedi diplomatiche venivano finalmente protette dalle forze dell'ordine, in decine di migliaia hanno continuato a protestare contro l'«illegale verdetto» della Lega in molte città, mentre esercito e guardie presidenziali sparavano sulle manifestazioni pro democrazia, uccidendo una decina di civili.
Ma l'incidente è tutt'altro che chiuso: Riad, Doha, Parigi e Ankara ieri hanno protestato formalmente per gli attacchi, convocando i rappresentanti siriani nei Paesi. La Turchia, ex alleata di Damasco, ha evacuato una sessantina di diplomatici «non essenziali» e i famigliari, appellandosi alla comunità internazionale perché reagisca con «una sola voce» alle brutalità di Assad. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu in serata ha incontrato il Consiglio Nazionale Siriano (Cns), l'organismo unitario dell'opposizione nato a Istanbul in settembre, che mira ad assumere lo stesso ruolo del Cnt libico.
Un obiettivo lontano: anche se il Cns ha già in corso contatti ufficiali con vari governi e la Lega araba, nessuno Stato l'ha riconosciuto come rappresentante legale della Siria. Ma la crescente attenzione internazionale al Consiglio è un ulteriore colpo al regime di Assad, anche se certo più efficace è stato il voto della Lega di cui la Siria fu fondatrice nel 1945. Ieri Damasco ha reagito alla «quarantena» con una parziale apertura: il primo invito a esponenti della Lega a recarsi in Siria per «trovare una soluzione». E fin dal mattino chiedendo con insistenza la convocazione di un summit straordinario dell'organismo.
Richiesta che per ore non ha avuto risposte: il segretario generale Nabil Al Araby ha solo dichiarato che la Lega stava preparando «meccanismi per proteggere i civili in Siria», lasciando Assad in attesa. Poi dal governo di Algeri, il meno convinto tra i 18 che sabato avevano votato contro Damasco, è arrivata notizia che i ministri degli Esteri si convocheranno sul caso siriano a Rabat il 16 novembre. Proprio il giorno in cui dovrebbe scattare la sospensione con sanzioni e altre misure. Difficile che in tre giorni tutto cambi in Siria, sicuro che le diplomazie della regione sono ora in fermento per studiare strategie e definire i limiti per un eventuale compromesso. Ma Assad ha sempre meno alleati mentre i suoi nemici, soprattutto nel Golfo, non sono disposti a nuove concessioni.

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