Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Un viaggio alla Mecca con sunniti e sciiti Arabia Saudita e Iran, analisi di Roberto Tottoli
Testata: Corriere della Sera Data: 06 novembre 2011 Pagina: 30 Autore: Roberto Tottoli Titolo: «Insieme alla Mecca ma più nemici che mai, pellegrinaggi islamici e primavere arabe»
Sul CORRIERE della SERA di oggi, 06/11/2011, a pag.30, con il titolo "Insieme alla Mecca ma più nemici che mai, pellegrinaggi islamici e primavere arabe ", Roberto Tottoli analizza un aspetto dei rapporti fra Arabia Saudita e Iran.
Si celebra oggi il primo giorno della festa del Sacrificio, che segna il momento culminante del pellegrinaggio alla Mecca. Si calcola che oltre due milioni e mezzo di musulmani abbiano fin qui partecipato ai complessi rituali. Hanno seguito e seguiranno, sacrificando oggi un montone o un altro animale, ogni minimo particolare di quel che Maometto fece negli ultimi suoi pellegrinaggi. Mai come quest'anno, però, il pellegrinaggio cade in un momento delicato. I musulmani provenienti da Tunisia, Libia ed Egitto difficilmente avranno perso l'occasione per confrontarsi e raccontarsi la nuova stagione che pare aprire alla fratellanza musulmana un ruolo politico nuovo e importante. Gli iraniani sono e saranno invece i più sorvegliati. Ogni anno, la polizia religiosa saudita è accusata di vessare e infastidire chi non segue il rituale tradizionale sunnita imposto dai wahhabiti. Gli sciiti sono infatti le vittime preferite di reprimende e censure religiose in nome di un'ostilità saudita mai sopita nei confronti di ogni espressione dello sciismo. Non meno significativo, in quest'ottica, è il ricordo degli scontri che nel pellegrinaggio del 1987 contrapposero gli sciiti alle forze di sicurezza saudite e che causarono più di 400 morti. In questi primi due giorni, oltre centomila agenti di sicurezza e unità anti terrorismo hanno accompagnato la folla di pellegrini, a testimonianza del timore di disordini. Sono proprio i rapporti e il ruolo di Arabia Saudita e Iran che sono messi alla prova in questi giorni. Gli scontri tra sciiti e sunniti dal Bahrein alla Siria e lo sventato attentato negli Stati Uniti hanno approfondito la radicata ostilità reciproca. Le opportunità aperte dalle primavere arabe per la militanza islamica li vede in prima fila, a dividersi con Turchia e anche Qatar ambizioni e aspirazioni. Questo pellegrinaggio, fin qui senza incidenti, e accompagnato da tanti timori, celebra così l'unità ideale di una comunità religiosa in realtà profondamente divisa. Con Arabia Saudita e Iran nemici più che mai, una volta smessa la veste bianca del pellegrino.
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