Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Egitto, islam ' moderato' quello dei Fratelli Musulmani ? Commento di Cecilia Zecchinelli
Testata: Corriere della Sera Data: 27 ottobre 2011 Pagina: 44 Autore: Cecilia Zecchinelli Titolo: «Islam moderato e democrazia, in Egitto la scommessa più difficile»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 27/10/2011, a pag. 44, l'articolo di Cecilia Zecchinelli dal titolo " Islam moderato e democrazia, in Egitto la scommessa più difficile ".
Fratelli Musulmani
La travolgente vittoria di Ennahda in Tunisia ha creato un allarme diffuso: il più laico ed «europeo» dei Paesi arabi ha riscoperto le sue radici musulmane, deludendo (in Occidente e non solo) chi lo pensava già «come noi». I leader del partito assicurano: democrazia e religione convivranno, gran parte degli analisti internazionali dà loro credito. La Turchia è l'esempio e anche nel Nord del mondo, per altro, Stato e Chiesa non sono davvero divisi. Ma la vera scommessa si gioca in Egitto: tra un mese parte la maratona per eleggere il parlamento, poi il nuovo raìs. E mentre la grande potenza arranca tra semiparalisi economica, tensioni confessionali e dubbi sui generali al potere «pro tempore», la galassia islamica si sta rafforzando. Vari sondaggi indicano le forze ispirate ad Allah al 40-45%, almeno per il parlamento che stilerà la Costituzione. Anche qui molti capi dichiarano: «Guardiamo ad Ankara, non a Teheran», come il candidato islamico alle presidenziali Abu Al Futuh, ex leader della Fratellanza, ci ha detto giorni fa. Ma l'Egitto non è la Tunisia né la Turchia: un passato prossimo di salafismo violento (Sadat ne fu vittima), un presente dove la questione copta è riesplosa, una crisi economica non solo nel turismo come a Tunisi. E 82 milioni di persone che rivendicano diritti finora negati o almeno una vita decente, rompendo la storica «sabr», la pazienza della gente del Nilo. In sintesi, una situazione esplosiva: miseria e frustrazioni aumentano l'attrazione per scelte estreme. Come il ritorno al passato, o il mantenere al potere l'esercito, o soprattutto una forte unione Stato-Islam. Quanto forte? Tra i tanti partiti islamici ci sono equivalenti di Ennahda o dell'Akp turco, almeno a parole. Ma anche il Nur (luce) di Sayyed Al Affany nonostante il nome invoca il divieto di ogni «legge umana», l'imposizione della sola sharia. Nur e gli altri gruppi salafiti non vinceranno, ma in assenza di un grande partito islamico moderato e nella divisione di quelli laici peseranno. Il voto che inizia il 28 novembre è davvero la prova del nove: per l'Egitto e non solo.
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