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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
15.09.2011 Gli ebrei americani abbandonano il Partito Democratico
La cronaca di Maurizio Molinari

Testata: La Stampa
Data: 15 settembre 2011
Pagina: 17
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «New York, doppio schiaffo a Obama»

"New York, doppio schiaffo a Obama", il seggio va a un repubblicano, per la prima volta dal 1923. La notizia è su tutti i giornali, la riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 15/09/2011, con il servizio di Maurizio Molinari. L'impopolarità di Obama danneggia il Partito Democratico.

Bob Turner                                     Maurizio Molinari

Per la prima volta dal 1923 i repubblicani conquistano il seggio della Camera assegnato nel distretto BrooklynQueens a New York e ciò fa temere ai democratici l’indebolimento della coalizione che nel 2008 consentì a Barack Obama l’elezione alla Casa Bianca. L’elezione suppletiva in uno dei collegi più popolosi di New York, si è resa necessaria per le dimissioni di Anthony Weiner, il deputato clintoniano travolto dallo scandalo del cybersex.

Sulla carta per i democratici doveva essere una vittoria sicura ma lo spoglio ha premiato a sorpresa il poco conosciuto repubblicano Bob Turner con il 53% dei voti contro il 46% di David Weprin. Il campanello d’allarme per la Casa Bianca nasce dalla composizione etnica del collegio, dove c’è una folta comunità ortodossa ebraica di orientamento conservatore. I Clinton l’avevano però portato dagli Anni 90 nella coalizione democratica grazie al sostegno per Israele.

I commenti di molti elettori all’uscita dei seggi hanno spiegato il voto repubblicano come gesto di protesta contro la «svolta anti-israeliana di Obama» e ciò conferma quanto rivelato da un sondaggio Ppi secondo cui appena il 22% dell’elettorato ebraico sostiene le scelte su Israele della Casa Bianca. Turner aveva puntato su questo tema la campagna, trovando il sostegno dell’ex sindaco democratico di New York Ed Koch - volto di spicco degli ebrei newyorchesi - che aveva invitato a «mandare un chiaro segnale alla Casa Bianca» votando contro David Weprin, ebreo ma filo-Obama.

Per comprendere le ragioni di scontento dell’elettorato ebraico - che nel 2008 votò all’82% per Obama - bisogna leggere quanto scrive sul «Wall Street Journal» Dan Senor, scrittore e politologo, quando ricorda gli appelli di Obama agli ebrei americani a farsi un «esame di coscienza» sul sostegno a Israele, la scelta di criticare gli insediamenti in Cisgiordania, gli sgarbi di cerimoniale nei confronti del premier Benjamin Netanyahu e la decisione di dirsi a favore del ritorno di Israele ai confini del 1967 considerati indifendibili da ogni governo di Gerusalemme.

Il guru democratico dei sondaggi Steve Goldberg assicura che «il voto di New York è stato su Obama», esplicitando il rischio di una defezione di voto ebraico alle presidenziali del 2012 in Stati dove può essere decisivo, come Florida, Pennsylvania e Ohio. La Casa Bianca minimizza la sconfitta parlando di «voto locale senza conseguenze a livello nazionale» ma ad aumentare i timori di decomposizione della coalizione c’è il sondaggio Gallup che dà in discesa il sostegno anche fra gli ispanici, scesi al 48%, e perfino gli afroamericani, passati dal 97% all’84% a causa dello scontento economico.

Come se non bastasse, la Casa Bianca deve registrare la sconfitta dei democratici nelle suppletive in un collegio della

Camera in Arizona e l’ammissione del capo della maggioranza al Senato, Harry Reid, che «la legge sull’occupazione potrebbe non farcela». Dietro le parole di Reid ci sono i timori degli eletti democratici che non vogliono pagare nelle urne il sostegno alle scelte economiche di un presidente impopolare.

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