Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L'Iran ora è un Paese nucleare, grazie anche all'aiuto della Russia I dubbi dell'Aiea sono arrivati troppo tardi
Testata: Il Foglio Data: 06 settembre 2011 Pagina: 3 Autore: Redazione del Foglio Titolo: «E poi l’Iran diventò nucleare»
Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 06/09/2011, a pag. 3, l'editoriale dal titolo "E poi l’Iran diventò nucleare".
La centrale di Bushehr, Mahmoud Ahmadinejad
Erano le ventitré e ventinove, ora locale, della notte tra il 3 e il 4 settembre quando la centrale nucleare iraniana di Bushehr è stata collegata alla rete elettrica, per la prima volta dopo i tanti annunci che già nel 2009 davano l’impianto perfettamente funzionante. Bushehr è da sempre il fulcro della corsa all’atomica della Repubblica islamica d’Iran: nasce come una centrale elettrica e ha velleità nucleari, grazie al sostegno – altalenante, metodicamente altalenante – fornito dalla Russia, che ha scelto questo impianto affacciato sul Golfo Persico per mostrare al mondo che senza Mosca nessuna questione può essere risolta. La Russia gestisce il combustibile e l’uranio arricchito che permettono alle centrifughe di funzionare: nell’agosto dell’anno scorso i tecnici iraniani e russi festeggiarono l’apertura ufficiale della centrale, con il combustibile nei reattori che ha iniziato a scorrere da ottobre, fin quando a febbraio i russi hanno deciso uno stop temporaneo per effettuare alcuni controlli. Poi è arrivato Stuxnet, il virus che ha infettato il sistema di controllo dell’arricchimento dell’uranio nella centrale (avrebbe colpito anche altri siti nucleari) rallentando il perfezionamento dell’impianto. Mentre i misteri sulle sorti degli ingegneri che lavorano alla nuclearizzazione dell’Iran sono diventati materia classica da spy story; mentre si moltiplicavano i paper che spiegavano quanto Stuxnet avesse azzoppato la corsa all’atomica, le sorti di Bushehr sono diventate strettamente correlate allo stato delle relazioni tra la Russia e Teheran e tra la Russia e il resto del mondo. Le sanzioni economiche in vigore e la crisi di leadership a Teheran nella lotta tra il presidente Ahmadinejad e gli ayatollah hanno fatto pensare che il nucleare iraniano restasse sì un problema serio, ma un po’ meno prioritario (Israele è naturalmente l’unico paese a non aver mai fatto questo pensiero). Il tempo gioca a favore di Teheran, così come la crisi economica e i tanti fronti di guerra aperti fanno diminuire le possibilità di intervento unitario contro il programma nucleare. All’ombra della primavera araba, c’è chi fa i conti con un Iran già nuclearizzato. Ma anche quei conti non tornano.
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