Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Hamas liberi Gilad Shalit prigioniero dei terroristi della Striscia da oltre 5 anni
Testata: Corriere della Sera Data: 27 agosto 2011 Pagina: 57 Autore: Francesco Battistini Titolo: «Shalit, la prigionia dimenticata. Una lettera per i suoi 25 anni»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 27/08/2011, a pag. 57, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo " Shalit, la prigionia dimenticata. Una lettera per i suoi 25 anni ".
Gilad Shalit Noam e Aviva Shalit Hamas
Battistini scrive : " il governo israeliano, pur fra molte menzogne, con Hamas ha sperimentato l'impossibile: la guerra, la tregua, il negoziato, lo scambio, la punizione collettiva, gli assassinii mirati, il blocco terra-cielo-mare. ". Il governo israeliano ha provato a trattare con Hamas per la liberazione di Gilad Shalit da subito. Non si capisce che cosa intenda, Battistini, per 'punizione collettiva'. E non c'è un blocco terrestre, ma è ovvio che, dato che Hamas rifiuta di riconoscere Israele e continua a lanciare razzi, le merci in ingresso vengono sottoposte a rigidi controlli. Una volta appurato che non c'è nulla che possa essere utile ad Hamas nella fabbricazione di armi, le merci vengono lasciate passare. E questo non ha nulla a che vedere con la prigionia di Shalit. Ecco l'articolo:
Caro Gilad... Fra allarmi sicurezza e cronache libiche, editoriali su Gerusalemme e foto di missili piovuti, due signori che si firmano «Mamma e papà» hanno fatto capolino ieri sulle pagine d'un giornale israeliano. Con una lettera al secondogenito, alla vigilia dei suoi 25 anni. È l'unico modo che hanno per comunicare con lui: loro si chiamano Noam e Aviva e da mesi stanno attendati davanti alla casa del premier Bibi Netanyahu, più desesperados che indignados; il ragazzo è Gilad Shalit, caporale ostaggio di Hamas da 1.890 giorni, cui è negato il diritto perfino d'una visita della Croce Rossa per far sapere, se non altro, se sia vivo. «Caro, nostro Gilad, col sole abbagliante sulle teste, proviamo a digerire il fatto che ancora non sei con noi...». Mamma e papà raccontano il loro dolore di specie povera, come lo descriveva Natalia Ginzburg nella lettera al suo Michele. Spronano Gilad ad aspettare e a non stancarsi d'aspettare, dando valore a ogni minuto che passa, come scriveva Kipling al figlio. E non mollano, vogliono dirgli, perché non c'è Paese che possa esigere la solidarietà sociale e la fiducia nello Stato, se poi non sa recuperare un suo cittadino alla più elementare libertà. E non c'è esercito al mondo che possa disporre delle vite di chi arruola, se poi non riesce a riportare a casa un suo soldato e pappagalleggia solo una formula di rito: stiamo facendo tutto il possibile… L'ira dolorosa degli Shalit si capisce. Anche se il governo israeliano, pur fra molte menzogne, con Hamas ha sperimentato l'impossibile: la guerra, la tregua, il negoziato, lo scambio, la punizione collettiva, gli assassinii mirati, il blocco terra-cielo-mare. Questa lettera, allora, potrebbe anche circolare un po' più in là. Nella celebrata, nuova democrazia egiziana, magari, dove Hamas è considerata un'affidabile interlocutrice. O a certi convegni dove i Fratelli musulmani (che per metà finanziano Hamas) sono ascoltati ospiti.
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