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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
20.08.2011 Strage di Bologna, dopo anni riemerge la pista palestinese
cronaca di Vanni Zagnoli, commento di Paolo Guzzanti

Testata:
Autore: Vanni Zagnoli - Paolo Guzzanti
Titolo: «Strage di Bologna, sotto accusa i palestinesi - Una pista sepolta per anni pur di dare la caccia ai 'neri'»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 20/08/2011, a pag. 15, gli articoli di Vanni Zagnoli e Paolo Guzzanti titolati " Strage di Bologna, sotto accusa i palestinesi" e " Una pista sepolta per anni pur di dare la caccia ai 'neri' ".

La notizia è stata diffusa dai quotidiani italiani, con due eccezioni: Il Manifesto e La Repubblica. Che non ne scriva niente Il Manifesto, è ovvio. Che non ne scriva La Repubblica è gravissimo.

Invitiamo a leggere, al riguardo, gli articoli di Piera Prister cliccando sui link sottostanti
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=30431
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=38951
Ecco i due articoli del Giornale:

Vanni Zagnoli - "Strage di Bologna, sotto accusa i palestinesi "

Da tempo svelata dal Giornale , la pista palestinese per la strage di Bologna ha un fondamento. La conferma arriva nelle ultime ore dalla magistratura, con due inda­gati nell'inchiesta bis sulla bomba che alla stazione il 2 agosto 1980 uc­cise 85 persone, ferendone oltre 200. Il mese scorso il procuratore Roberto Alfonso e il pm Enrico Cie­ri hanno iscritto nel registro i nomi dei terroristi tedeschi di estrema si­nistra Thomas Kram, 63 anni, e Christa Margot Frohlich, 69: sono legati al gruppo di Carlos «lo Scia­callo », nome di battaglia di Ilich Ramirez Sanchez, detenuto in Francia. Kram apparteneva alle Revolutionaere Zellen, ed è esper­to di esplosivi: pernottò a Bologna, all'hotel Centrale tra l'1 e il 2 ago­sto 1980 con il suo vero nome. Mar­got Frohlich nell'82 fu arrestata a Fiumicino con esplosivo in una va­­ligia: la notte precedente la strage alloggiò al Jolly di Bologna, vicino alla stazione.
I due rappresentano la pista pa­lestinese partita dalla commissio­ne Mitrokhin e l'indagine concre­tizza semplicemente il lavoro del­la procura negli ultimi anni, con l'arrivo delle rogatorie alla Fran­cia e soprattutto alla Germania, e la traduzione degli atti richiesti agli archivi della Stasi, il servizio se­greto della ex Germania Est che sorvegliava il gruppo di Carlos.
Le sentenze definitive non la­sciavano dubbi sulla strage firma­ta dall'estremismo di destra, ora l'inchiesta considera una spiega­zione alternativa. L'esposto dei fa­miliari delle vittime chiede di indi­viduare i mandanti, partendo dal processo per la strage di piazza del­la Loggia. Ieri il presidente dell’as­s­ociazione Paolo Bolognesi ha fre­nato: «Entro fine anno presenter­e­mo un nuovo esposto dettagliato, per chiedere di proseguire le inda­gini da dov'è arrivata la Cassazio­ne che hanno condannato Mam­bro, Fioravanti e Ciavardini: ci so­no gli esecutori e i depistatori, è la strada giusta per i mandanti. Tutte le notizie che filtravano sulle piste internazionali si erano rivelate bu­fale, messe tra i piedi dei giudici per confondere le acque». Un filo invece lega Carlos, Kram e i palesti­nesi. In un'intervista al Manifesto , il terrorista tedesco negava di esse­re il mistero da svelare: «La polizia italiana mi controllava, sapeva in che albergo avevo dormito a Bolo­gna, il giorno prima mi aveva fer­mato. Quel 2 agosto mi svegliai tar­di, arrivai nel piazzale della stazio­ne che già c'erano i soccorsi».
Nel 2006 Giuseppe Valentino, sottosegretario alla giustizia, ebbe conferme che già dieci anni fa la Digos di Bologna ricevette la se­gnalazione su uno di questi inda­gati: «Ogni ipotesi alternativa ri­spetto alla pista ufficiale non era gradita». E a cercare di riportare a galla una parte trascurata dell’in­chiesta ci provò anche un libro:
Dossier Strage di Bologna. La pista segreta .

Paolo Guzzanti - "Una pista sepolta per anni pur di dare la caccia ai 'neri' "


Paolo Guzzanti

Fu la Commissione Mitrokhin da me presieduta a scoprire la vera pista della strage di Bologna, su cui finalmente qual­cosa comincia a muoversi. Ad aprire la stra­da fu l'onorevole Enzo Fragalà, il quale pa­gò­un prezzo mostruoso alla sua limpida te­stardaggine: fu ucciso a bastonate da un ignoto sicario nel febbraio del 2010 a Paler­mo. Fragalà era stato sostituito in Commis­sione dal deputato Enzo Raisi che portò avanti con molta decisione la pista poi chiamata «palestinese». Io, come presi­dente, non volli pronunciarmi sull'even­tualità che il mandante della strage fosse la fazione Fplp dell'Olp palestinese, perché non ho mai trovato sufficienti e convincen­ti gli indizi, ma quel che è certo è che sul luo­go della strage il 2 agosto di trentuno anni fa c'erano gli uomini del terrorista Ilich Ra­mirez Sanchez, più popolare sotto il nomi­gnolo di Carlos lo Sciacallo, che sta ora scontando due ergastoli a Parigi per stragi commesse in Francia.
Come scoprimmo con Fragalà, Carlos era all'epoca un agente sovietico del Kgb resi­dente a Budapest, dove aveva arruolato un gruppo di terroristi delle Br italiane. Co­stui agiva sempre sotto la supervisione so­vietica e della Stasi tedesco orientale.
Quando nel dicembre del 2005 la Commis­sio­ne da me presieduta si recò nella capita­le ungherese per una rogatoria internazio­nale al fine di ricevere dalla Procura gene­rale di Budapest una grossa valigia di cuo­io verde contenente gli schedari di Carlos, della Stasi e del Kgb. I giudici ungheresi mi dissero che Carlos era stato sistemato a Bu­dapest dai russi con libertà illimitata e quando gli ungheresi tentarono di pedi­narlo, il terrorista non esitò ad aprire il fuo­co contro gli agenti. Tuttavia, a parte il no­me del brigatista Antonio Savasta, gli un­gheresi dissero di non poterci consegnare i documenti sulle attività di Carlos e dei suoi uomini (dunque anche quelle dell'ar­­tificiere della banda «Separat», Thomas Kram ora sospettato di aver fatto scoppia­re la bomba, e la terrorista Christa Margot Frohlich che con lui alloggiò a Bologna nel­­le ore della strage) perché l'attuale Federa­zione Russa ha il diritto di segretare tutti i documenti ancora esistenti nei Paesi dell' ex Patto di Varsavia e infatti la diplomazia di Putin mise il veto sulla verità.
La Commissione Mitrokhin andò a com­piere una rogatoria anche a Parigi dove
Carlos è detenuto e ci recammo al Par­quet, ospiti del procuratore Jean Louis Bru­guière, l'uomo che fece condannare all'er­gastolo Carlos e che fra l'altro mi disse di aver saputo che l'attentato al Papa del 13 maggio del 1981 (pochi mesi prima della strage di Ustica e poi di Bologna) era stato pilotato non dal KGB sovietico, ma dal ser­vizio militare dell'Urss, il GRU.
Fragalà e poi Raisi erano particolarmente impegnati su Bologna, poiché la responsa­b­ilità dell'infame strage fu data ai terroristi «neri»Giusva Fioravanti,Francesca Mam­bro e Luigi Ciavardini. Questo impegno portò a scoprire un fonogramma successi­vo di poche ore alla strage firmato da Gian­ni De Gennaro (futuro capo della Polizia, ma allora direttore della Criminalpol) in cui si avvertiva che il terrorista comunista tedesco Thomas Kram era a Bologna men­tre esplodeva l'ordigno nella stazione. Si scoprì che il fonogramma era stato ignora­to, che la più importante pista investigati­va era stata sepolta, che le evidenti ipotesi di coinvolgimento arabo (palestinese o li­bico è da vedere) erano state accuratamen­te insabbiate, così da spingere il processo nella direzione di una «pista nera» fascista che, come osservò anche Francesco Cossi­ga, non aveva capo né coda. I terroristi neri accusati e condannati in via definitiva si di­chiararono sempre innocenti, ricordando di essersi sempre riconosciuti colpevoli di tutti gli atti di terrorismo per cui erano già stati condannati a diversi ergastoli: «Per­ché mai, dissero, se fossimo stati noi i re­sponsabili della strage di Bologna avrem­mo agito in maniera diversa da quella che abbiamo sempre adottato, negando un de­­litto che non avrebbe aggiunto nulla sulla nostra detenzione?».
Il deputato Enzo Raisi ha poi firmato con Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro (già consulente della Commissione Mitro­khin) e Francois de Quengo de Tonquédec il volume «Dossier. La strage di Bologna. La pista segreta». Come ho detto, la tesi di questi investigatori, parlamentari e giorna­­listi, quella secondo cui la strage fu com­missionata a Carlos ( che era sotto la super­visione sovietica e tedesco­orientale) da una frazione palestinese guidata da Abu Abbas che era anche un agente sovietico. Loro se ne dicono convinti. Per quel che mi riguarda resta aperta e secondo me molto più cre­dibi­le la tesi sostenuta con vi­gore e rigore anche dall'ex sottosegretario Giuseppe Zamberletti. L'ex capo della Protezione Civile ha soste­nuto che la strage di Ustica (causata certamente da una bomba sistemata a ridosso della toletta del Dc9 Itavia: nessun missile, nessuna bat­taglia) e quella di Bologna che segue di un mese la prima, furono com­missionate dal dittatore libico Gheddafi per avvertire (con Ustica) e punire poi con Bologna l'Italia, colpevole di aver estro­m­esso Tripoli dallo sfruttamento petrolife­ro del mare di Malta. I libici non erano cer­to nuovi a imprese del genere, com'è dimo­strato dal fatto che Gheddafi accettò di as­sumersi la responsabilità e di risarcire le vittime del volo Pan Am 103 partito da Lon­dra il 21 dicembre 1988 e diretto a New York, che esplose sopra la cittadina scozze­se di Lockerbie, in perfetta analogia con quanto era accaduto al Dc9 Itavia partito da Bologna (che combinazione) e diretto a Palermo.
Bologna e Ustica sono certamente due stra­gi in cui la verità è stata coperta, i colpevoli sono stati salvati e su cui ora, lentamente,
si sta facendo un po' di tardiva luce.

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