Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Continuare a lottare per Sakineh Commento di Bernard-Henri Lévy
Testata: Corriere della Sera Data: 03 gennaio 2011 Pagina: 26 Autore: Bernad-Henri Lévy Titolo: «Per Sakineh si apre uno spiraglio solo se la pressione resta alta»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/01/2011, a pag. 26, l'articolo di Bernad-Henri Lévy dal titolo " Per Sakineh si apre uno spiraglio solo se la pressione resta alta ".
Ha ragione Bernard-Henri Lévy quando scrive che le dichiarazioni del regime di Ahmadinejad vanno prese con cautela. Già in passato sembrava che la liberazione di Sakineh fosse imminente, invece è ancora prigioniera. La teocrazia iraniana non può essere considerata un interlocutore affidabile. Oltre a tutto c'è la certezza che Sakineh può avere ottenuto di non essere lapidata in cambio di una sua collaborazione, puntualmente avveratasi con le sue dichiarazioni in merito all'atteggiamento della stampa occidentale che " avrebbe strumentalizzato la vicenda". Ecco il pezzo:
Bernard-Henri Lévy Sakineh
Ancora una volta, le dichiarazioni di Malek Ajdar Sharifi, alto funzionario della Giustizia iraniana della provincia dell’Azerbaijan orientale, impongono la massima prudenza. Conosciamo troppo bene l’abitudine del potere iraniano a fare il bello e il cattivo tempo, a incutere spavento e speranza, per non accogliere con estrema cautela la dichiarazione (relativa a un possibile annullamento della condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, ndr) che il responsabile della magistratura iraniana ha rilasciato ieri a Tabriz. Tale dichiarazione, infatti, assieme alla buffonata di sabato sera, può voler dire due cose: o ci si appresta a commutare la condanna a morte per lapidazione in un’altra pena, per esempio l’impiccagione — e sarebbe altrettanto orrendo— o il potere iraniano sta cercando una via d’uscita per cominciare, senza perdere la faccia, a fare marcia indietro — e sarebbe una dimostrazione che, come sosteniamo ormai da mesi, la mobilitazione paga. In entrambi i casi, non bisogna perdere coraggio né allentare la pressione. I regimi totalitari sono forti solo delle nostre debolezze. Se cediamo, andranno avanti. Se persistiamo, faranno un passo indietro.
Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, cliccare sull'e-mail sottostante