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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
11.12.2010 Fede, storia, cultura, sionismo: in poche parole come la pensa A.B.Yehoshua
L'intervista di Stefania Vitulli

Testata:
Autore: Stefania Vitulli
Titolo: «La vena creativa degli ebrei ? E' stata castrata dalla religione»

Sul GIORNALE di oggi, 11/12/2010, a pag. 29, Stefania Vitulli intervista A.B.Yehoshua, un pezzo nel quale lo scrittore israeliano dice come la pensa su molte questioni.
Ecco l'articolo:


A.B.Yehoshua

Insieme a Il responsabile delle risorse umane , il film di Eran Riklis candidato all’Oscar per Israele, è arrivato in Italia an­che l’autore del romanzo omoni­mo, l’israeliano Abraham Yeho­shua, per ritirare oggi il premio Tar­qu­inia Cardarelli per la Critica lette­raria internazionale. Per le raccol­te, da Elogio della normalità a Il la­birinto dell’identità (tutti Einaudi), «dove si ravvisa il saggista nel sen­so della grande tradizione del per­sonal essay : un percorso soggettivo e divagante». E tra un mese esce in Israele il nuovo roman­zo, Spanish Grace , dove il cinema è di nuovo in primo piano. Abbiamo chiesto a Yehoshua qualche risposta in esclusiva.
Ci può anticipare i temi di «Spanish Grace»?

«I protagonisti sono un regista che ha più o meno la mia età e uno sceneggiatore che è sta­to un tempo suo allievo. I due, che in passato col­laboravano, e si sono di­visi dopo un’accesa di­sputa, si ritrovano a San­tiago de Compostela per una retrospettiva del cineasta. Questo è l’avvio di un romanzo dove ho cercato di elabo­rare il conflitto tra le dif­ferenti forze che regola­no
la creatività».
Già dieci film dai suoi libri. Il pros­simo?

«
Fuoco amico , regista il vostro Gianni Amelio, da cui mi aspetto molto. Viaggio alla fine del millen­nio , che avrà un produttore france­se. E per la televisione, Un divorzio tardivo , dove la famiglia israeliana diventa ebrea americana».
Qualcosa nei suoi libri attrae i cine­asti...

«Non solo i cineasti, anche il tea­tro.
E ho scritto anche il libretto di un’opera. Non sono i dialoghi, ad attrarli, ma le scene: mi dicono che le situazioni che creo hanno un’es­senza drammatica esplicita. Io di si­curo quando scrivo non penso al ci­nema, ma ai lettori».
Nella prefazione al libro di Agnon «Appena ieri» (Einaudi), da poco uscito in Italia, ha scritto che nei secoli la creatività ebraica è stata castrata dalla religione. Che signi­fica?

«L’energia artistica degli ebrei è eruttata, proprio come un vulcano, negli ultimi 150 anni, con la secola­rizzazione. Per questo ci stupisce tanto il numero di artisti ebrei mo­derni e contemporanei. Prima, dal­la mattina alla sera l’ebreo, a diffe­renza del cattolico, era ostaggio dei comandamenti: doveva pensare solo a ciò che era lecito o no. Abbia­mo vissuto a Firenze, Roma, Vien­na, seduti accanto a Leonardo e Mi­chelangelo, e non abbiamo mai prodotto nulla. Perché per produr­re arte l’uomo deve essere libero».

Compito della letteratura?

«Concentrarsi sul presentare i di­lemmi. In senso anche politico».

Di recente ha sentito il bisogno di rispiegare il sionismo. Perché?

«Perché è diventato come il ketchup, lo si mette su qualsiasi di­scorso a proposito di Israele. Non è un’ideologia,non va usato in senso peggiorativo. Sionista è chi ha volu­to lo stato di Israele, non chi discri­mina gli arabi. E anti-sionista è chi vuole cancellare retroattivamente questo Stato».

Perché il conflitto Israele-Palesti­na è così complesso?

«Perché non c’è un caso uguale nella storia. Se un giorno qui a Tar­quinia tornassero gli Etruschi e re­clamassero questa terra, che cosa crede che accadrebbe? L’unica so­luzione è tagliare i territori palesti­nesi in due stati. Tutto il mondo ha accettato questo. Dobbiamo opera­re il taglio, come farebbe un chirur­go. Non resta che farlo. Farlo. Far­lo. Vuole venire ad aiutarci?».
 

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