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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
23.11.2010 Arabia Saudita, il re malato non fa tremare solo Riad, ma anche gli Usa
Cronaca di Maurizio Molinari

Testata: La Stampa
Data: 23 novembre 2010
Pagina: 18
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Il re malato fa tremare non solo Riad»

Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 23/11/2010, a pag. 18, l'articolo di Maurizio Molinari dal titolo " Il re malato fa tremare non solo Riad ".


Barack Obama con Abdullah bin Abdelaziz al-Saud, Maurizio Molinari

Il ricovero d’urgenza in un ospedale americano del re saudita Abdullah bin Abdelaziz al-Saud lascia intendere che una delicata transizione dei poteri è iniziata a Riad, creando molteplici grattacapi alla Casa Bianca. Superata la soglia degli 86 anni, gravemente malato e costretto su una sedia a rotelle, il sovrano wahabita potrebbe essere presto obbligato a scegliere l’erede fra due fratelli in competizione: il ministro della Difesa Sultan, che ha appena un anno meno di lui e problemi di salute, e il 76enne principe Nayyaf, che guida il potente Ministero dell’Interno e ha recentemente assunto la sovraintendenza al pellegrinaggio alla Mecca. Sulla carta Sultan è il favorito in quando «principe ereditario» ma Nayyaf appare assai più vicino al re, e ha un rapporto molto stretto con Washington per aver guidato negli ultimi dieci anni l’offensiva contro Al Qaeda che ha portato a sgominare le cellule saudite.

Ma poiché nel regno wahabita la successione non ha un copione scritto, tutto può avvenire - inclusa l’affermazione di altri concorrenti della famiglia - ed è qui che iniziano i timori dell’Amministrazione Obama, intenta a scongiurare un duplice rischio. Primo: una faida interna capace di rendere la monarchia vulnerabile a un ritorno delle cellule di Al Qaeda, che nel frattempo si sono consolidate nel confinante Yemen. Secondo: un indebolimento complessivo della monarchia che ora sostiene Washington tanto nelle sanzioni Onu contro il nucleare iraniano quanto nella scommessa di arrivare entro un anno all’accordo di pace definitivo fra Israele e Anp.

A complicare il rebus c’è il fatto che sebbene Nayyaf sia considerato più affidabile nella guerra contro il terrorismo - è stata proprio la sua intelligence a svelare il recente piano di Al Qaeda di spedire pacchi bomba negli Usa - è anche notoriamente più ostile alle innovazioni e al rispetto dei diritti umani invocati da Obama nel discorso sull’Islam al Cairo nel 2009. Non è dunque difficile indovinare l’interesse della Casa Bianca per garantire ottime cure al più potente malato del Medio Oriente.

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