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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
30.09.2010 Il presidente libanese Michel Suleiman attacca Unifil e Israele
Questo dimostra quanto Hezbollah sia influente

Testata: Il Foglio
Data: 30 settembre 2010
Pagina: 3
Autore: La redazione del Foglio
Titolo: «E’ il presidente o uno sceicco hezbollah?»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 30/09/2010, a pag. 3, l'articolo dal titolo "E’ il presidente o uno sceicco hezbollah? ".


Michel Suleiman, presidente libanese

Il presidente del Libano, Michel Suleiman, ha sferrato un attacco violento contro il corpo di spedizione Unifil usando la stessa terminologia di Hezbollah. “Le forze dell’Unifil non costituiscono un deterrente sufficiente alle violazioni israeliane – ha detto Suleiman – Si limitano a soddisfare i dettami della risoluzione Onu 1.701 soltanto dalla parte libanese del confine, mentre Israele continua a occupare le fattorie di Shebaa e la nostra parte del villaggio di Ghajar, viola quotidianamente la sovranità libanese e crea reti di spionaggio.
Unifil gestisce l’arroganza israeliana nei confronti dell’esercito libanese in modo del tutto criticabile”. Suleiman, già capo dell’esercito, ha contestato anche il Tribunale speciale dell’Onu che deve trovare gli assassini dell’ex premier Rafik Hariri, sostenendo, come fa anche Hezbollah, che “ha perso credibilità e deve evitare ogni politicizzazione”. Da un lato, questi attacchi alle organizzazioni dell’Onu segnalano che Hezbollah ha il controllo delle Forze armate e delle istituzioni politiche libanesi, allineate ormai alle posizioni più oltranziste di Iran e Siria. Dall’altro, confermano il fallimento delle aperture di Stati Uniti, Francia e Unione europea nei confronti di Damasco.
Le dichiarazioni di Suleiman fanno presagire nuovi, probabili aggressioni contro Israele se le trattative in corso con l’Autorità nazionale palestinese riprenderanno quota – o nel caso in cui il Tribunale dell’Onu arresti i dirigenti di Hezbollah implicati nell’assassinio di Hariri. Tutto avviene mentre Suleiman – che è stato capo delle Forze armate – disattende la risoluzione 1.701 dell’Onu, quella che impone il disarmo di Hezbollah. Saggiamente, Unifil non ha risposto alle parole del presidente libanese. Non è saggio, al contrario, il silenzio dell’Onu e dei governi europei, in primis quelli di Italia e Francia: i duemila militari di Unifil sono stati indicati da Suleiman come complici di Israele e questo in Libano significa il via libera a provocazioni e attacchi.

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