Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Shoah: il ruolo della Spagna di Franco Cronaca di Elisabetta Rosaspina
Testata: Corriere della Sera Data: 22 giugno 2010 Pagina: 19 Autore: Elisabetta Rosaspina Titolo: «Gli ebrei spagnoli venduti da Franco»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 22/06/2010, a pag. 19, l'articolo di Elisabetta Rosaspina dal titolo " Gli ebrei spagnoli venduti da Franco ".
Hitler con Franco
MADRID — Si credevano (relativamente) al sicuro in Spagna. Non sapevano di essere già schedati da una specie di Stasi falangista. C'erano seimila ebrei nella lista di Francisco Franco. Seimila sorvegliati speciali che sarebbero stati consegnati ai nazisti, se la Spagna fosse entrata in guerra a fianco della Germania. La storia è andata diversamente, la penisola iberica restò ai margini del conflitto e Franco poté addirittura vantarsi, alla fine della seconda guerra mondiale, di aver dato rifugio a migliaia di perseguitati. Ma 65 anni più tardi riemergono le tracce di un losco accordo tra i due regimi. Grazie al quale da Madrid a Berlino avrebbe viaggiato in gran segreto l'«Archivio giudaico», un censimento degli ebrei sefarditi spagnoli e forestieri, residenti in Spagna al principio degli anni '40: di ciascuno erano delineate le inclinazioni politiche, analizzati i mezzi economici, le eventuali attività commerciali e calcolato, naturalmente, il grado di pericolosità.
È questa la ricostruzione dei retroscena di un accordo fra Heinrich Himmler, comandante della polizia e delle forze di sicurezza (poi ministro degli Interni del Reich) e il suo omologo spagnolo, José Finat Escrivá de Romaní, conte di Mayalde, condotta dal quotidiano El País. Si parte da un documento ritrovato da Jacobo Israel Garzón, presidente della Federazione delle comunità ebraiche in Spagna, e pubblicato sulla rivista «Raíces», Radici, trimestrale di cultura ebrea.
La prova cartacea era conservata all'Archivio storico nazionale di Madrid, proveniente dal Governo civile di Saragozza, e dimostrerebbe quel che già sostenuto da alcuni libri storici, come «L'antisemitismo in Spagna» (di Gonzalo Alvarez Chillida e Ricardo Izquierdo Benito). Ossia l'esistenza di un patto tra i collaboratori di Hitler e quelli di Franco. In cambio della cattura dei rifugiati politici spagnoli nella Francia occupata dai nazisti, una «Brigata speciale» avrebbe creato uno schedario dei residenti di origine o religione ebrea in Spagna. Come contributo alla «soluzione finale».
Una circolare su carta intestata della Direzione generale per la sicurezza, datata 5 maggio 1941 e consegnata otto giorni più tardi a tutti i governatori civili, ordinava di inviare nomi e notizie su «gli israeliti nazionali e stranieri abitanti nella provincia». Poche settimane dopo, il firmatario della disposizione, il conte José Finat, diventò ambasciatore di Spagna a Berlino. Il canale per le informazioni era così aperto e operativo. La ricompensa non si sarebbe fatta attendere: un paio di mesi dopo la Gestapo, guidata dall'agente spagnolo Pedro Urraca Rendueles, arrestava a Parigi e nella Loira alcuni oppositori politici particolarmente ambiti dai tribunali franchisti: il giornalista e scrittore basco Julian Zugazagoitia, l'ex presidente della Catalogna ( repubblicana) Lluís Companys, sbrigativamente destinati al plotone d'esecuzione. Un anno prima, nell'ottobre del 1940, José Finat, ancora capo della sicurezza spagnola, aveva ricevuto Himmler a Madrid. A quegli stessi giorni, secondo El País, risale la decisione di riattivare una vecchia intesa firmata dal generale Severiano Martinez Anido, che aveva conferito già nel 1938, alla polizia politica tedesca lo status diplomatico in Spagna, per poter agevolmente controllare i trentamila tedeschi residenti. Altri tremila agenti della Falange si stavano alacremente dedicando da tempo alla redazione di schedari su almeno 5 milioni di «cittadini sospetti» per le loro idee; o per le loro origini. Nell'«Archivio giudaico » non sarebbero finiti nomi di rilievo, a parte quello dello scrittore Samuel Ros, ebreo ma molto amico del poeta falangista Dionisio Ridruejo. Dopo la guerra, tutte le copie e i riferimenti ai dossier sarebbero stati distrutti per ordine di Franco.
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