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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
19.06.2010 Una vita eccellente, conosciuta da pochi
quella di Amedeo Guillet

Testata: Corriere della Sera
Data: 19 giugno 2010
Pagina: 27
Autore: R.R.
Titolo: «Morto il comandante Guillet, il Lawrence d'Arabia italiano che attaccava i tank a cavallo»


Amedeo Guillet

E' morto il comandante Guillet, con questo nome lo ricordano i lettori di una sua biografia scritta molti anni fa da Dan Segre, che fu suo amico, e che oggi, 19/06/2010,  lo ricorda con un articolo sul GIORNALE.
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA, con il titolo " Morto il comandante Guillet, il Lawrence d'Arabia italiano che attaccava i tank a cavallo " l'articolo, formato R.R.,  che segue:

ROMA— A 101 anni è morto Amedeo Guillet, il «comandante diavolo» dell’esercito, forse più noto come il «Lawrence d’Arabia italiano». «Uomo, soldato e diplomatico di valore, generoso servitore del Paese in guerra e in pace», sono le parole usate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per ricordare la figura di Guillet, dalla vita leggendaria e controversa: tre guerre alle spalle, ferito cinque volte e insignito della Gran croce dell'ordine militare d'Italia, la massima onorificenza militare.
Nato a Piacenza il 7 febbraio del 1909, è stato ufficiale di cavalleria del Regio esercito, campione di equitazione, ma soprattutto un soldato coraggioso. Veterano della conquista dell'Etiopia nel 1936 e del conflitto civile spagnolo, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Guillet si trovava in Africa diavolo», quando decise di continuare la guerra contro gli inglesi, nonostante la resa ordinata da Roma, radunando attorno a sé un centinaio di fedelissimi ex soldati indigeni.
Trasferitosi nello Yemen, divenne apprezzato consigliere dell'Imam regnante. Di lì, nel 1943 riuscì a raggiungere l'Italia per battersi contro i tedeschi nell'ultimo anno e mezzo di guerra. Fedele al giuramento che lo legava al re, abbandonò la divisa dopo il referendum e intraprese la carriera diplomatica. Dal 1950 è stato ambasciatore in Egitto, Giordania, Marocco e India, incaricato d'affari nello Yemen e console aggiunto ad Alessandria d'Egitto. In Marocco, durante un ricevimento ufficiale, fu coinvolto in una sparatoria causata da un tentativo di colpo di stato, ma con la sua esperienza militare mise in salvo alcuni rappresentanti diplomatici.

 
un'immagine degli ultimi anni

Nel 1975 concluse la sua carriera diplomatica per limiti d'età. Il 4 novembre 2000 venne insignito dal presidente della Repubblica del titolo di Cavaliere di Gran croce.

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lettere@corriere.it

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