Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Ebrei di tutto il mondo fatevi cittadini di Israele La proposta di Alain Elkann
Testata: La Stampa Data: 11 giugno 2010 Pagina: 39 Autore: Mario Baudino Titolo: «Ebrei di tutto il mondo fatevi cittadini di Israele»
Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 11/06/2010, a pag. 38, l'articolo di Mario Baudino dal titolo " Ebrei di tutto il mondo fatevi cittadini di Israele " con le dichiarazioni di Alain Elkann.
Alain Elkann
Appartenere a una stessa nazione, e avere lo stesso passaporto. Questo, per gli ebrei di tutto il mondo, è possibile; e proprio questa è la prospettiva che Alain Elkann indica come ormai irrinunciabile in un lungo articolo pubblicato su La règle du jeu, il sito on line dell’omonima rivista del filosofo francese Bernard-Henri Lévy, che raccoglie nel suo comitato editoriale scrittori e intellettuali di tutto il mondo, da E. L. Doctorow a Jonathan Safran Foer, da Claudio Magris a Mario Vargas Llosa. Non è una provocazione, anche se è certo che si tratta di una presa di posizione destinata a far discutere, in un momento in cui il governo israeliano è oggetto di aspre critiche e di indignazoni anche strumentali, e lo spettro dell’antisemitismo torna come sempre a riaffacciarsi minaccioso. Quella di Elkann è una sollecitazione forte, che guarda all’orizzonte politico e culturale ma parte dall’esperienza personale, e dalle contraddizioni di cui è cosciente lo stesso autore. «Scrivo queste parole - spiega - perché sono stanco di essere diverso». In che modo? «Io vivo tra Italia e Francia, trascorro molto tempo negli Usa e in altri Paesi, ho un passaporto italiano e uno francese, sono consigliere di importanti politici italiani», prosegue l’articolo. Inoltre, aggiunge Elkann, faccio il giornalista in Italia, e sono uno scrittore italiano. Sembra una situazione in cui il problema della cittadinanza non avrebbe motivo di porsi. Eppure «un ebreo non può continuare a esistere senza sentire, pensare e sapere che Israele è di nuovo la patria degli ebrei». Non è questione da poco, e non è neppure, secondo Elkann, un problema personale, ma una responsabilità collettiva. Se un ebreo «vive in Italia e ha il passaporto italiano non è certo in esilio, è qui per scelta. Può però diventare cittadino israeliano in qualsiasi momento, e questo può contribuire a cambiare il destino del popolo ebreo dopo 2 mila anni di esilio forzato». Quel che è successo negli ultimi 62 anni, a partire dalla fondazione dello Stato di Israele, muta radicalmente, secondo Elkann, la prospettiva della diaspora: ora gli ebrei hanno la loro patria, e se lo desiderano possono avere la doppia cittadinanza, battersi per il loro Stato, diventare elettori. Questo non significa che debbano lasciare le loro case e stabilirsi là: ma solo che potrebbero per un periodo di tempo fare questa esperienza. In secondo luogo, la doppia cittadinanza non avrebbe il senso di un’adesione alle attuali politiche israeliane, che è criticata anche tra gli ebrei della diaspora, soprattutto gli intellettuali, ma anzi conferirebbe maggiore incisività a queste critiche, grazie al diritto di voto. È un’utopia? Elkann ritiene che sia una possibilità assai reale, e forse sta in questo la carica di provocazione maggiore del suo intervento. Gli ebrei, cittadini dei Paesi in cui vivono e lavorano, e nello stesso tempo cittadini israeliani, smetterebbero di essere minoranza, diventando appunto cittadini fra cittadini di quel Paese che è loro e che «è minacciato da molte nazioni ostili, con molti detrattori e alcuni amici». Non è una proposta radicale, un prendere o lasciare: Elkann non si spinge infatti a sostenere che tutti gli ebrei debbano vivere in Israele; chiede però che intanto diventino a tutti gli effetti membri di quella società che è la loro. «I nostri nemici e detrattori ci rispetterebbero di più, se fossimo tutti uniti nell’idea che Israele e gli ebrei sono una cosa sola». Non è uno scenario per domani: «Non credo che questa trasformazione - aggiunge - possa avere luogo immediatamente, ma che sia un passo necessario per scoraggiare i detrattori e i nemici di Israele». Quel che scrivo è sicuramente impopolare, ammette. Ma se mai dovesse realizzarsi il suo auspicio, sarebbe un evento planetario.
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